Dalla stazione centrale alla Maggiolina, e ritorno da Gae Aulenti

Un venerdì mattina, il cielo azzurro a Milano quando c’è è inebriante. Un azzurro che acceca e cancella, e rende tutto possibile.

Era una giornata così quel venerdì, e avevo tante ore davanti, un giorno di ferie tutto per me.

Parto da casa, rimuovo i pensieri e provo a ricacciarli lontano, li affondo sotto uno strato di terra scura e di fango, libero la mente, pedalo.

Guardo le case, le strade, i cortili come questo.

Milano scorre veloce, ho appuntamento per pranzo con la “mia” Valentina davanti al suo ufficio, zona stazione centrale.

Ho un po’ di tempo, scelgo di fermarmi davanti alla piazza, la prospettiva è quasi solenne davanti a quest’edificio fascista che quasi acceca.

Decido di entrare. Non vado alla stazione da prima del Covid, mi sembra quasi troppo pensare che qualcuno torni a prendere i treni per viaggiare, sono inebriata dalla gente con valige e biglietti alla mano, la tentazione di salire su un treno mi cattura per un momento.

Alla stazione mi fermo a cercare Mussolini con il volto cancellato. All’altezza del binario 20 c’è un dipinto di Basilio Cascella che ritrae l’incontro tra Mussolini e il re Vittorio Emanuele III dopo la marcia su Roma. Il volto del duce è stato cancellato. Secondo la leggenda, il 25 aprile 1945, quando oramai era avvenuta la liberazione, un gruppo di persone ha preso a sassate il dipinto fino a cancellare il volto di Mussolini. E chi l’aveva mai visto fino ad ora?

Proseguo e giro per la stazione, scopro i mosaici che raffigurano le città, Milano, Roma, Torino. Non avevo mai notato neanche quelli, mi metto in punta di piedi per guardarli.

Esco sotto il sole cocente delle 13 e recupero Valentina per un pranzo alla biblioteca degli alberi. Le nostre chiacchiere si confondono con i fiori e i sorrisi delle persone a fianco. Milano sa essere bellissima quando hai voglia di scoprirla, e regala una gioia profonda agli angoli delle strade.

Il pomeriggio lo dedico a un giro alla Maggiolina, un quartiere in cui non vado da tantissimo tempo, e che per me rappresenta la mia infanzia, i miei zii, che un tempo abitavano li.

Eccolo in palazzo di via Gino Rocca, ricordo mia zia che conosceva tutti, mio cugino, bellissimo, che tornava dopo le scorribande con gli amici. Un tuffo al cuore. Indugio e poi proseguo il mio giro.

Piazza Carbonari mi ricorda mio papà, che mi parlava di una villa di uno dei suoi amici misteriosi che gravitavano a casa nostra o nei suoi racconti strampalati.

Arrivo a Villa Mirabello e mi rendo conto di non averla proprio mai vista. Eppure un tempo questa splendida proprietà era la dimora di villeggiatura di molte famiglie nobiliari vicine agli Sforza.

Proseguo e vado a cercare le case igloo, anche queste mai viste in tutta la mia vita, nonostante alla Maggiolina da piccola ci sia andata tante e tantissime volte.

Nel 1964 Mario Cavallè costruisce 12 case igloo-, ispirandosi al modello statunitense di casa circolare. Ogni casa, delle 8 rimaste, è di circa 50 mq su due livelli. Oggi le case igloo di proprietà privata; solo 2 sono rimaste tali e quali, tutte le altre hanno subito interventi di ristrutturazione e non rimane nulla del progetto iniziale.

Concludo la giornata ripassando da Gae Aulenti, e proprio pedalando in giro vedo affacciata fuori dal suo ristorante Lucia, che mi sorride. Avevo in mente proprio di passare a trovarla, il pitbeef è uno spettacolo, il cortile interno è un vero gioiello che Lucia mi permette di scoprire.

Con il cuore pieno di colori, mi giro verso la piazza e torno verso casa.

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