Sushi sul divano 

Eccomi qui. Calendario dell’avvento di genitori crescono.

Se vi va, passate di http://genitoricrescono.com/il-sushi-sul-divano/

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Doppi compiti e gruppi whatsapp

Eccomi Qui

Vi aspetto.

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Autunno


Autunno. 

Mai come quest’anno. Domeniche di pioggia sottile, passi che camminano nel freddo e nel silenzio.

Pomeriggi di giorni di festa a guardare il cielo grigio dalle finestre socchiuse.


Malinconia delle sei di sera a rincorrere il week end che è volato nel vento. La settimana è finita, porta con se’ la paura per quella a breve dovrà incominciare.

Dov’è andato il sorriso delle onde, delle spiagge deserte, dei sassi lanciati lontano?

Dove la bellezza dell’estate, di tutto il tempo davanti, delle sere a rincorrere le stelle?

Nulla più. 

Solo un ricordo.

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Mindfulness per genitori


Oggi trovate la mia recensione al libro di Claudia Porta. Leggetela Qui, su genitori crescono.

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Croazia di malinconia


Quanto è passato? 

Un mese. O forse un anno.

Guardo queste foto mentre scrivo e mi sembra che agosto non sia mai esistito. Percorro i sentieri solitari dei paesi che ho visto, l’acqua limpida in cui ho nuotato, i sassi che ho lanciato e i libri che ho letto. Non trovo più niente.


Ho dei ricordi appannati che mi sembrano di un tempo lontano, settembre mi ha sorpreso e ha spazzato via come il vento questa estate immobile e sospesa.


La prima estate in una terra a me lontana, la prima senza i sapori della mia isola, la prima in cui non sentivo il suono familiare di quella cantilena, musica per le mie orecchie. 

Ho vagato per le strade respirando una poetica malinconia, perfetta per il mio umore e per questa terra deserta e semplice, in cui tutto appare riunito in un’armonia fuori dal tempo.


Me la ricordo così, questa lingua di terra in fondo alla Croazia, lontana da raggiungere e da scoprire, lontana dalla gente e dalle mete conosciute, lontana dalle vie facili e dalle spiagge affollate. 

Lontana da tutto, perfetta per navigare nei propri pensieri.


Me la ricordo così, e così resterà, una parentesi infinita in mezzo al turbine di questi anni.

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Giornate d’estate


Quando arriva giugno, mi trascino in una Milano asciutta, rovente, faticosa.

Le scuole finiscono, i bambini si guardano indietro e richiamano la mia attenzione per la stanchezza, aspettano prati verdi e biglie sulla sabbia, aspettano un tempo lungo, pausa interminabile in cui i compagni spariscono, offuscati da una nuvola sfumata.

L’estate è la mia settimana al mare con loro, nella mia testa e’ Alghero, la Sardegna, la birra fresca alle sei e il mirto. Lo è anche se la metà è un’altra, come quest’anno, dopo anni mi ha accolto un’altra isola, panorami in cui sono tornata a ricordare le gioie i pianti.

Ho passato una settimana a guardarmi intorno, i miei occhi piangevano ricordando quattro anni fa, un uomo che si trascinava lento, gli scorci di una Ragusa rimasta nel mio cuore per sempre, scolpita nella pietra delle mie lacrime tristi.


L’ho ritrovata talmente bella da perdere la testa, l’ho percorsa in lungo e in largo in un venerdì caldissimo di luglio, alle due del pomeriggio, sfidando il cielo rovente e l’aria stretta, quasi soffocante. 

Ho camminato cercando segreti nei palazzi abbandonati, trascinando bambini stanchi e affamati, tenendo il fiato per lo stupore e la bellezza, aprendo lo sguardo alla meraviglia, ovunque.


Ibla è una pietra rovente che ti acceca, ti rende schiava di una terra che ti appartiene da subito, nascondendosi nelle pieghe del viso, nella testa, nel cuore.

L’ho ritrovata mia, dopo quattro anni, ho preso la macchina guardandola da lontano, in tutta la sua triste bellezza.

Ho preso la macchina e sono tornata sui miei passi, ho guardato i bambini sorridere, litigare, fare il verso prendendomi in giro.

I miei bambini, che profumano di acqua salata e di giochi fino a tardi, di pesche noci in riva al mare, di focacce unte e di acciughe fresche.

Li ho lasciati qualche giorno godendomi una città ancora piena di gente, di tavoli all’aperto, di vacanze ancora lunghe, di ricordi dell’anno appena trascorso.

Ho paura di quello che sarà, ho paura di settembre. 

Ho paura di nuovi inizi e di vecchi ritorni, di disagi e di parole sbagliate. 

Ho paura di me stessa, a volte, della fatica dei mesi invernali.

Ho paura che questo caldo afoso finisca, lasciandomi giornate troppo lunghe, a combattere da sola le nuvole scure che verranno.

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La fine della scuola elementare


Eccomi, come ogni mese. Leggetemi Qui, su genitori crescono. Buona estate

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Soffia forte il vento nel cuore di mio figlio

A volte sento che le cose avvengono per un disegno preciso, mai casuale, parte di un progetto più grande.
Non avrei letto questo libro se non avessi preso per sbaglio un foglio di un mio collega, finito per caso tra le mie stampe in ufficio.

Insieme alla mia diffida, triste e impersonale, trovo l’invito a una presentazione, il titolo del libro mi lascia ferma e mi scuote all’improvviso.

Chiedo a chi appartiene questo foglio e il mio collega e amico di anni mi dice che è suo. “È una presentazione a cui sono andato, il libro è un racconto di una madre, messo per iscritto da un mio amico. Ha dato voce al desiderio di una donna di parlare della sua storia e del percorso di suo figlio in una comunità”.

Non mi serve altro, me lo faccio portare il giorno dopo e subito lo leggo.

Giugno è un mese strano, per me molto faticoso, e denso di sentimenti contrastanti. I sorrisi per l’estate alle porte e la fine della scuola si alternano ai pianti, per ciò che c’è stato, per ciò che sarà, per l’incertezza, e per la commozione.

Quest’anno, piu’ degli altri, faccio fatica a trattenere, a controllare, anche a capire. Mi porto dietro per alcuni giorni un fardello pesante, mi ritrovo in pieno giorno ad asciugare le lacrime, che a volte scendono a sorpresa. Sono stanca e a volte preoccupata, insieme festeggio e tremo, ballo alle feste di fine anno e crollo esausta a orari improbabili.

Mi trovo per le mani questo libro nel momento giusto, mi sento vicino a questa madre che si mette in discussione e si butta in una nuvola nera, sempre più profonda.

Capire i propri figli a volte è difficile, ci si sente impotenti e incapaci di aiutarli, si cammina in un labirinto intricato, apparentemente senza via d’uscita.

Nei problemi ci si perde, ci si confonde, le proporzioni sfuggono e si barcolla alla ricerca di una soluzione immediata, senza la pazienza di un percorso a volte urgente e necessario.

Capisco il desiderio di Carolina di raccontare la sua storia, mi trovo immediatamente vicino a questa donna sincera, che si mette a nudo con coraggio, cade per rialzarsi e camminare in equilibrio.

Sebastiano, Seba, e’ l’occasione per farlo, come spesso succede i figli sono un’opportunità. Seba era in un momento difficile, in cui cercava la propria identità nel modo sbagliato, senza trovarsi. Le sue inquietudini si trascinavano da anni, senza via d’uscita, fino a sfociare in una spirale distorta di dipendenza. 

Carolina ha affrontato un percorso tormentato e difficile, fino ad accettare l’unica soluzione possibile per Seba, ossia la comunità. Il gesto più difficile per una madre, separarsi da un figlio, per un tempo indefinibile e sospeso, e con il terrore che ai suoi occhi questo gesto appaia un abbandono. 

Difficile arrivare alla scelta, difficile portarla avanti, difficile convivere con una mancanza atroce, un dolore fisico insopportabile e lacerante.

Le lacrime di Carolina si sono confuse spesso con le mie, anche in metropolitana, quando giravo le pagine rapita e lontana da ciò che mi stava intorno. Vivevo con Carolina in questa Milano caotica e anonima a volte, a volte invece piena di calore inaspettato. Sentivo le parole di Carolina e i suoi scritti, la vedevo guardare il mare e le onde all’estremità dell’isola di Salina, fissando un orizzonte difficile e incerto. 

Ho pianto e gioito il giorno in cui Seba era pronto per tornare, e in cui ha deciso per se’ di iniziare un nuovo percorso, prendendomene la responsabilità da ragazzo grande.

Mi sono immaginata questa madre, questo padre, questa famiglia allargata che ha dovuto spezzare e ricostruire equilibri e rapporti, facendo a pezzi e ricostruendo dalle macerie.

L’emozione di leggere un libro ben scritto, con le parole giuste, capace di rendere emozioni forti senza paura di nascondersi dietro una pagina lontana.

Ti abbraccio Carolina, chiunque tu sia.

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Alleanze gemellari

Anche questo mese, se volete, mi trovate Qui.

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Come organizzarsi con i gemelli

Un post pratico e qualche suggerimento. Mi trovate Qui su genitori crescono.

  

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