Uscire per comprarsi un cappello rosso

•22 gennaio 2012 • 3 commenti

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Non sono una che si segna quando iniziano i saldi. Non lo dico per vanteria, semplicemente lo shopping ormai per me e’ solo virtuale, non giro per negozi da tempo.
Arriva gennaio, cammino per le strade, a volte butto l’occhio in una vetrina ma poi passo oltre.
Non ho tempo, questa e’ la verità, questo gennaio ne ho ancora di meno.
Il sabato e la domenica mattina mi prendo i miei tempi, ci alziamo tutti tardi e ciondoliamo godendoci la nostra indolenza senza sentirci in colpa.
Sul tardi, dopo il caffè, si esce per un giro, il parco, due giri in monopattino, commissioni se proprio e’ necessario.
Ieri era uno di quei sabati lenti, la famiglia che si adatta al riposo, fisico e mentale.
Mi prendo un’ora al pomeriggio, sul tardi, due passi per respirare l’unica aria che conosco, il latte, il pane, un fiore per la tavola.
Le solite vetrine al ribasso, entro solo per scaldarmi un po’. Passo le mani tra gli scaffali, mi provo anche qualcosa ma con poca convinzione.
Poi vedo un cappello, semplice come la mia faccia quasi senza trucco, con la matita accennata e dritta, mi ci riconosco.
Un cappello piccolo, si infila e si va, veloce, un rosso acceso e deciso.
Si infila e si va, mi piace, di questo sento proprio il bisogno.
Si infila e si va, tutto il prima si cancella, si avanza con passo spedito verso la meta, un augurio per me e le mie prossime settimane.
Lo prendo, avanzo alla cassa, esco e vado.
Ecco, così, si infila e si va.
Verso la fine di questo mese nuovo.
Alé.

la competizione questa… conosciuta!

•17 gennaio 2012 • 10 commenti

Ho fatto passare i giorni in balia di altri pensieri, però stasera, leggendo il bel post dell’amica Polly su “genitoricrescono” non ho potuto esimermi dal dare anche la mia voce. Quando leggo, o osservo, le famiglie in cui praticamente tra i figli la competizione è pressoché assente, provo, son sincera, una sana ma onesta invidia.

Io, piccola bambinella, femmina e figlia unica, non facevo a gara mai con nessuno. A casa mia quello che facevo andava bene. Ero tranquilla, seduta sulle gambe di papà a disegnare, facevo i compiti, giocavo con la bambole, andavo bene a scuola, giocavo con le mie amichette castamente, avevo una “cumpa” tranquilla e seria, studiavo all’università, non fumavo, ero giudiziosa. Vabbè, a vent’anni mi sono divertita anch’io, ma nei limiti della decenza. Prendevo voti nella media, andava sempre tutto bene ai miei, nessun confronto con fratelli, cugini, pro nipoti, vicini di casa. Nisba.

Mi nascono tre figli. Maschi. Uno più grande di due anni degli altri.

Uno incazzato col mondo perché la madre ha sfornato due fratelli carucci che fanno spettacolo nel quartiere perché sono gemelli. Gli altri incazzati perché sono tutti e due i più piccoli, tutti e due maschi, e per le angherie del fratello maggiore.

Che ve lo dico a fare?

A casa mia è una gara per tutto, da quando aprono gli occhi al mattino a quando li chiudono la sera.

E’ una gara per chi la mattina è preso per mano dalla mamma, per chi è svegliato per primo dal papà, per chi arriva per primo a sedersi al tavolo della colazione. E’ una gara a chi finisce prima i cereali dentro la tazza, a chi beve per primo il latte, a chi corre prima in stanza a vestirsi, a chi in effetti si è vestito per primo.

E’ una gara a chi arriva prima all’ascensore, a chi schiaccia il bottone dentro l’acensore, a chi apre prima il portone, a chi sale prima in macchina. A chi scende per primo dalla macchina, a chi arriva prima all’asilo, a chi saluta per primo la sua maestra, a chi riceve per primo il bacio dalla mamma/papà, di saluto.

E’ una gara a chi, all’uscita, viene vestito per primo, a chi esce prima dal portone, a chi mangia prima la merenda, a chi corre prima davanti a scuola del fratello. A chi risale primo in macchina, a chi arriva primo a salutare il portinaio, a chi sale per primo per le scale a casa.

E’ una gara a chi va prima in vasca, a chi sceglie per primo un cartone da mettere, a chi mette per primo il pigiama, a chi corre per prmo alla porta quando sente arrivare il papà. A chi ha per primo il bacio della buonanotte, a chi per primo beve l’acqua serale, a chi per primo può dire “Buonanotte”.

Ecco, questo è, e per una che detesta, odia, e nemmeno sente lontanamente il bisogno di competizione, è una “discreta” e intollerante tortura.

Questo post partecipa al blogstorming.

Giorni di sole e giorni bui

•16 gennaio 2012 • 10 commenti

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Disegno mandala per passare delle ore buie. Guardo i pezzi di colori, le caselle di forme uguali e diverse. Sono stanca, sfiduciata, un’altalena di umori di sole e di buio, di luna corrucciata e di sorrisi per scaldarmi. Il lunedì e’ faticoso, il freddo mi entra nelle ossa, inciampo nei miei sguardi tristi e vedo davanti solo grigio e nuvole nere. Passerà, domani passerà.

Cielo rosa sulla via del ritorno

•7 gennaio 2012 • 4 commenti

Fari accesi, pomeriggio, la strada scorre veloce sulla via del ritorno.
Una telefonata e su due piedi decidiamo di partire per quattro giorni destinazione montagna.
Lontani da una Milano che ora e’ triste.
Lontani da un Natale con una patina opaca.
Lontani dalla sofferenza.
Lontani da un gennaio che e’ un inizio, come sempre, ma non si sa di che cosa.
Abbiamo staccato la spina con serenità.
Ogni mattina una telefonata ma abbiamo mantenuto il sorriso.
Sciatori in erba felici e scatenati, salsiccie buonissime, neve soffice, gonfiabili, carne salada e sole, splendente, splendido.
Sorrisi per affrontare i giorni, mani intrecciate e pezzi di storie, istantanee colorate e in bianco e nero.
Ritorno al crepuscolo con un cielo rosa, torno di sabato, un giorno per cui c’è ancora tempo.
Guardo in alto ed e’ già buio.

Auguri

•28 dicembre 2011 • 6 commenti

Afflitta, con un mattone nello stomaco, attendo l’anno nuovo sospesa.
Un sorriso per voi.
Auguri…

Tristezza per caso

•11 dicembre 2011 • 5 commenti

Tre giorni in montagna quasi senza neve per ingannare l’aria pesante della città. Doveva essere rilassante, lo e’ stato a meta’. La testa e’ satura di pensieri, un figlio reclama la mamma con ossessione, in evidente crisi, gli altri cercano di vivacchiare a ruota.
Ci sentiamo sospesi, nell’attesa di qualcosa, passeggiamo nella poca neve guardando la strada e aspettando il tempo. I minuti passano, improvvisiamo le nostre successive mosse.
Sulla strada del ritorno ci fermiamo a mangiare in un posto a caso, trovato su una strada qualunque.
Il posto e’ triste, strano, addobbato alla bene e meglio, senza gusto, palline e luci degne di un albero da autogrill.
Ordiniamo, i piatti sono buoni, mangiamo tutto e cerchiamo di giocare agli indovinelli.
Di fianco a noi una famiglia, tre persone, parlano ad alta voce e non riesco a non sentire.
“Spegni quel coso”, dice il padre al figlio che smanetta su una specie di videogioco.
“Ho detto di spegnere, non senti? Sei il maiale più brutto che abbia visto nella mia vita”. Alzo lo sguardo, una durezza infinita.
“Adesso ti spacco la faccia, stai rovinando la giornata a tutti, lo sai?”. Il bambino? Mi trovo a pensare, lui rovina la giornata?
“Mamma devo andare in bagno”, dice il bambino.
“Non ci vai in bagno”, risponde il papa’.
Subito dopo il Papa’ addenta una salsiccia, poi prova ad abbracciare il figlio che lo scaccia via. La mamma scuote la testa, rigira la forchetta nel piatto senza mangiare.
“Cara avvicinati che ti dico una cosa”, dice a quel punto il papa’.
“No, qualsiasi cosa tu mi voglia dire non e’ interessante”.
“Dai, una cosa sola”.
“Non me ne frega niente”.
Il bambino continua a giocare.
Quanta tristezza in quegli sguardi, in quelle parole, in quei piatti solo assaggiati, in quelle mani che girano forchette, in quella brocca di vino.
Riccardo si butta per terra perché vuole qualcosa che non c’è, sto per alzare la voce ma poi mi fermo e conto fino a dieci.
Lo posso fare uno sforzo, non e’ difficile come sembra in fondo.

bordeaux

•7 dicembre 2011 • 7 commenti

Cercavo un colore per descrivere come vedo l’aria intorno.

Non è un Natale rosso come gli altri anni.

Non è nero perché il nero al Natale nonostante tutto non riesco ad associarlo.

Non è grigio perché è un colore che è un po’ così, nè carne nè pesce, e così non mi sento.

Non è argento, né oro, troppe scintille e quest’anno proprio non gliela fo.

Non è azzurro, mare lontano, ricordo bellissimo ma troppo sfumato.

Non è verde di boschi in cui correre, mi sento troppo stanca, striscio sui muri.

Non è giallo, color girasole, lo associo ai sorrisi caldi, ci provo ma non ci riesco.

Non è arancio, il colore che amo, panni stesi ad asciugare, aria aperta e leggera.

Non è blu, la notte stellata, guardare in alto con occhi che ridono, il cuore che spera.

E’ bordeaux il mio Natale, mi ci sento più vicina. Un colore che sfuma, che non brilla, che intristisce un po’, che ci mette l’impegno e l’energia, ma si lascia dietro una scia scura, un po’ nera, un po’ autunno, un po’ febbraio, la primavera è lontana.

L’albero c’è, il calendario pure, gli auguri che iniziano, i “come stai?”

Come sto? Non lo so come sto, non ho il tempo di pensarci. A dicembre non si ha tempo per niente, si impilano cose da fare cercando pure di fare di più. Io cerco di fare di più, di metterci me dentro, un segno di riconoscimento nell’anonimato dei più.

Come sto? Me lo chiedo anch’io come sto, tutto sembra ancora normale.

 

Il mistero di Pina Topolina

•4 dicembre 2011 • 2 commenti


Ed e’ così che ci arriva per posta il dvd di Pina Topolina.
Lo tiro fuori dalla busta, lo appoggio sul tavolo e vado in cucina ad accendere il forno.
Torno di la’, cerco il dvd per inaugurarlo, non lo trovo.
Sparito.
“Mattia, dov’è Pina Topolina?”
“Eccheneso?”
“Ricky, dov’è Pina Topolina?”
“Non l’ho vista”.
“Tommy, l’hai presa tu Pina topolina?”
“No, non ce l’ho”.
Eppure io l’avevo messa sul tavolo del soggiorno. Passo oltre, e me ne dimentico per qualche giorno.
“Mamma, quest’anno possiamo andare in campeggio in vacanza?”.
Domanda strana di Mattia, temporeggio e cerco di spiegargli che vorrei evitare una causa di separazione con suo padre, che non ama questo tipo di sistemazione.
“Va bene mamma, allora piantiamo della verdura in balcone?”.
L’associazione e’ abbastanza curiosa, ma qui riesco a essere brillante, perché ho con me un bellissimo libro sull’orto in balcone.
“Mamma, posso studiare per fare il pompiere”.
Questa volta non rispondo e rimango pensierosa.
“Mamma, piantiamo un albero in soggiorno?”.
“Mamma, facciamo una caccia al tesoro sulle scale?”.
“Mamma, dipingiamo sui muri e sul tetto?”.
“Mamma, costruiamo un’altalena in cucina?”.
Va be’, la fantasia di Mattia sara’ anche prodigiosa, ma qui c’è qualcosa che non torna. Mi decido.
“Mattia, che dici per la miseria?”.
“Niente mamma, io non dico niente, e’ Pina topolina che fa queste cose!”.
Vabbe’, allora ‘sto dvd era meglio non trovarlo…

ninestrone di lillà

•25 novembre 2011 • 8 commenti

Un mazzo di lillà, questo vorrei dentro al mio vaso di vetro preferito.

Un fiore per ogni momento intenso, per ogni pensiero, per ogni sorriso prima di andare a letto, per ogni carezza che mi è stata data.

Un fiore per ogni giorno azzurro, per ogni nuvola, per ogni schizzo che mi ha fatto sobbalzare.

Un fiore per ognuna di queste cinque candeline, era il 4 gennaio di quest’anno, era un sorriso di neve e stintille.

Un fiore per questo cielo grigio, fermo, attimi di immobile serenità.

Un fiore per fissare la complicità e osservare un’amicizia che si sceglie.

Un fiore per quel giorno di congiunzioni astrali, in cui tutto vola alto, anche quella distesa di di mare azzurro solo per noi.

Un fiore per quei tre giorni di ottobre, quelle pareti di parole, quel sentirsi di voler essere esattamente lì, non capita sempre nella vita.

Questo partecipa al contest di Nina “ninestrone 2012″.

Un privilegio di lettura: “Soldo di cacio”

•19 novembre 2011 • 4 commenti

g

A volte si ha la fortuna di imbattersi in certi libri per caso, da una voce di un’amica di cui ci si fida.

Sara’ l’entusiasmo di questa amica, e poi di un’altra, sara’ che mi e’ capitata in sorte dopo il primogenito una coppia di gemelli, sara’ che uno dei miei figli si chiama Riccardo, saranno tutte queste cose che mi hanno portato verso questo libro.

Ho iniziato a leggerlo aprendo una pagina alle dieci di una serata stanca fino allo sfinimento. Ho proseguito fino a sentire che gli occhi non reggevano più. Ho finito il giorno dopo, mentre giravo il risotto per cena, neanche il tempo di arrivare a sera.

E’ un libro che va dritto al cuore, mi ha smosso corde lontane, legate a quello che sarebbe potuto essere e che non e’ stato.

Come già’ mi era successo leggendo “Lo spazio bianco”, mi sono sentita catapultata nello spazio della TIN, respirandone quasi gli odori e i suoni irreali, aggrappati a speranze e respiri di vita.

Mai come ora, leggendo queste pagine, mi sono sentita banalmente privilegiata: gravidanza gemellare a rischio, si’, ma con due neonati nella pancia talmente grossi da nascere pre termine alla 35esima settimana unicamente per le enormi dimensioni (più di tre chili ogni gemello…).

I genitori spesso cercano conferme, rassicurazioni, storie in cui riconoscersi per non sentirsi soli, lasciapassare di normalità in un Inferno di dubbi e incertezze. A volte la sensibilita’ di chi sa raccontare una storia puo’ essere la medicina per un cuore stanco e ferito per troppa sofferenza. Il dolore di non sapere, di una vita sospesa in attesa di iniziare a vivere, ha bisogno di conforto per sostenerla, questa vita.

Questa lettura puo’ essere uno spunto, un appiglio, per respirare un po’.

E’ bello. Davvero.

 
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