Come vestire i gemelli

•19 giugno 2013 • Lascia un commento

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Anche questo mese mi trovate con il consueto appuntamento su genitori crescono

Buona lettura!

Prima era una casa occupata

•7 giugno 2013 • 2 commenti

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Era una casa vuota, in pieno centro, un bell’edificio piccolo vecchia Milano. Era una di quelle case con il cortile in mezzo, i ballatoi, i soffitti alti, non ci abitava nessuno, da anni. Si intravedeva su un balcone un vaso rotto, e dentro una pianta grassa dimenticata da tutti ma sempre verde.
Il mio balcone e’ proprio di fronte, d’estate osservavo quelle finestre chiuse e quel silenzio, chiedendomi che cosa ne sarebbe stato.
Un giorno di febbraio improvvisamente si è aperta una porta, e’ entrato un gruppo di ragazzi, ne ho avvicinato uno biondo e ho chiesto. Biblioteca, orto in cortile, cultura, cene di gruppo, discussioni, giochi per i bambini.
Che bello, proprio di fronte a casa mia, quasi quasi una sera porto una pizza e vado a curiosare.
“Ma è fuori legge, la casa non è mica loro!”. Eh già, l’hanno occupata, ma se macinano sogni che male c’è? Una musica lieve, ho un pallet che mi avanza e glielo vado a portare, cercano piatti, pentole, mobili vecchi. Che male c’è? Coltivano sogni.
Un sabato riaccendono il forno della pizzeria sulla strada, ormai in disuso. Fanno la pizza, mettono panchine fuori, bevono una birra in un’estate che sembra inverno, la musica si alza ma non mi disturba, a mezzanotte e’ tutto spento.
Passano due mesi, la via si riempie di mozziconi, i cestini straripano di spazzatura, i sabati di pizza diventano anche domeniche, la musica si alza ancora un po’, anche alle quattro di pomeriggio. Io ballo, ma le bottiglie per terra non mi piacciono per niente, e neanche i fogli e i mozziconi.
“Ma non pulite?”. Un giorno si’, ma poi più niente.
L’orto non c’è, neanche la biblioteca, tornei di calcio in piena via, la palla sulle macchine non è affar loro.
Le feste si moltiplicano, e anche i bonghi fino all’una di notte, sono nottambula ma non ho voglia di sentirli, sono stanca: chissenefrega?
Disegni inquietanti che non voglio vedere, la faccia ce la sbatto tutti i giorni, come tra i mozziconi di sigaretta e le birre abbandonate.
Martedì, primo pomeriggio, e tutto mercoledì, e in parte anche giovedì: l’incantesimo e’ finito. Venti, Trenta, quaranta poliziotti, camionette a bloccare la mia via e quella di fianco. Un corteo di protesta, frasi fatte al megafono, la città triste che ha privato i senzatetto di una casa, la citta’ buia nelle mani della polizia. No, di senzatetto li’ non ce n’erano, ne’ di famiglie in difficoltà, gli occhi non erano quelli. Un’occasione, una nuvola di iniziative, un castello di carta buttato giù dal vento.
Di nuovo il silenzio, le finestre chiuse, la porta d’ingresso sbarrata e profumo di vento e di calda primavera.
Prima era una casa occupata, prima erano sogni, poi solo mozziconi stanchi, e nulla più.

Il mio “mammacheblog”

•28 maggio 2013 • 7 commenti

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25 maggio, stranamente la data era “quasi” libera, solo un torneo di calcio il pomeriggio che poi, che dispiacere, e’ saltato per pioggia.

Già, ecco, il tempo non era proprio di quelli da crochet sul prato, come nelle intenzioni mie e di Silvia .

Silvia, madre attenta dalla voce dolce come una filastrocca, sempre presente, come nella foto. E lei c’era, seduta con me a seguire queste parole, queste vite, queste chiacchiere di cui non si può fare a meno.

C’era lei, ma c’erano anche altre, volti ormai amici, volti che nel tempo lo sono diventati, volti che si nascondono dietro al pc e volti che nel pc esplodono di vita e di colore.

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C’era lei, che seguo talmente tanto che mica mi sembrava di aver visto per la prima volta. La mia kosenrufumama , ero davvero un po’ emozionata, e si vedeva.

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C’era gc, Silvia, ogni anno ormai la foto e’ una scommessa. Lei ma anche Chiara, tacchi a sfidare la pioggia, tanti momenti condivisi. E c’era pure Luana, un abbraccio che vuol dire molte cose, passate presenti e future, e Francesca con due pulci al seguito, che dire bella e belli e’ troppo banale. E poi mi chiama, mi saluta, questa Giada che m’incanta, la guardo e penso a tutti i suoi post che vorrei realizzare. E comunque eravamo li’ e uno scambio di sguardi dopo tante parole era carico di mesi di condivisioni.

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C’era Gaia, mamma colorata e sorridente, che esattamente un minuto prima di me pensa e fa tutto ciò che io sto per iniziare a concepire.

Ma poi c’era anche Cecilia e quelle scarpe bellissime, e quelle foto bellissime, e quella chiacchiera davanti a una macedonia che è un timbro che mi resterà.

Veronica, leggiadra con le sue scarpe nere e tondeggianti, che io metto tutti i giorni e lei ha tirato fuori per l’occasione.

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E che dire di Laura che fa anelli a gambe incrociate, il cui blog m’incanta?

E c’erano i fiori sulla gonna di Paola, il sorriso e lo sguardo di Luisa, le fossette di Valentina, che camminava leggera. E c’era Cristina che ormai per me e’ sempre sul mio balcone, con semi di papavero e senape che sanno di un’estate che non vuole arrivare.

C’era Chiara che mi parlava dei suoi progetti per l’estate, e ancora Chiara che raccontava di amiche e pasta madre, a me che sono spacciatrice. Maddalena ed Edoardo, e un pezzo di focaccia di quella Liguria dai paesaggi da sogno, e Bianca che ho visto troppo poco, con la nostalgia di rivederla nei suoi occhiali rossi e nei suoi post che sanno di scorci francesi.

C’era Clara, amica di blog ma anche di quartiere, a raccontare gli incroci di un maggio per tutti troppo pieno, Elena e Simona, ricordi di parchetto sotto casa e di bimbi che conosco da quando sono nati. C’era Sara, che rubava caramelle come me, rosa e gialle, e Amanda dai capelli rossi, che chissà poi dov’è finita. E c’era Gloria, sul palco a raccontare un progetto, ed Elisabetta, che è prima di tutto una mia compagna di scuola, e Manuela e Lucia, Cristiana, Alessia che regalava braccialetti.

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E c’ero io, a dare lezioni di uncinetto, a Silvia, Lucia e Laura dal ciuffo rosso: “Sei troppo brava come maestra!”. Davvero? L’ho sempre desiderato. E Chiara che finiva una borsa, che quante volte l’ho incrociata non si sa.

E c’erano tante altre persone, qualcuna l’avro’ di certo dimenticata, mi sono cosi’ tanto divertita che non volevo piu’ andare via.

E un grazie sincero a Barbara per l’entusiasmo, e all’immensa Jolanda , perché senza di lei tutto questo non sarebbe esistito.

Gemelli: evitare il confronto

•23 maggio 2013 • Lascia un commento

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Post difficile quello di oggi, mi trovate come sempre su genitori crescono

Tutorial – Da maglietta a borsetta

•18 maggio 2013 • Lascia un commento

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La semplicità e soddisfazione di questo progetto e’ così strabiliante che ho pensato di farne un post.

Chi non ha magliette, anche dei bimbi, che non usa più e che da via in occasione del cambio di stagione?

Be’, questa volta ne avevo una borsa piena e mi spiaceva non riuscire a riciclarle. Un incontro casuale con una mamma al parco mi ha illuminato.

Eccovi le istruzioni per realizzare una borsa di tutto rispetto, e bellissima.

Occorrente:
- una maglietta;
- decorazioni a piacere;
- forbici;
- ago e filo o macchina da cucire.

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Prendere una maglietta e stenderla bene.

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Tagliare morbidamente lungo la cucitura delle maniche.

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Tagliare morbidamente all’altezza del collo, come per realizzare una canottiera.

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Piegare la maglietta in modo da avere di fronte il lato che solitamente, nell’indossarla, si trova di fianco (vedi foto).

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Posizionare con degli spilli la decorazione scelta sulla maglietta.

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Cucire nella posizione prescelta.

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Voltare la maglietta a rovescio e cucire stretto sul fondo della borsa, almeno due volte.

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Girare la maglietta e voila’.

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Attenzione: crea dipendenza!!!!!

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Miele

•10 maggio 2013 • 1 commento

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Uno sguardo malinconico che contrasta un sorriso aperto.
Un tuffo nel mare aperto, il freddo, le nuotate nel profondo.
In bici di corsa, di notte, al buio, fino a quella casa di fronte alle onde.
Un segreto custodito da lontano, una missione.
Un viaggio e una grande bugia, vissuta tragicamente come un atto d’amore.
Il mistero e il dramma di vite che non sono più tali, si spezza la speranza.
Un balcone davanti al niente, a scrutare l’orizzonte.
Un’amicizia nata davvero, un amore che è tutt’altro, corpi che si stringono a celare una finzione.
Una partita bevendo una birra, complicità con un padre che non sa, solitudine cercata e bugie.
E quella spiaggia, quel mare, quella vita che mi è rimasta appiccicata, non mi esce più.

Andate a vederlo “Miele”, pur con le sue ingenuità e qualche scia lanciata ma non chiusa. Non potrete più scordarvi di lei e di quel mare.

Con gli occhi

•4 maggio 2013 • 4 commenti

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Cosa vedono i miei occhi?

Vedono un paese dipinto di colori, acqua di mare e pesce appena pescato tra le onde accarezzate. Sedie azzurre dipinte al ritmo di musica, danze di gonne colorate.

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Vedono una piazza con un giardino in mezzo, quelle piazze uscite da un quadro in cui sedersi con un libro a vedere i bambini giocare a palla. Mais oui, proprio quella piazza.

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Vedono quella stessa immagine, quel piccolo lungomare di case colorate che mi porto dietro ovunque, appeso in camera a ricordarmi che ci devo andare almeno una volta all’anno.

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Vedono quei bastoni spagnoli, tutti gli anni, 33, li rivedo, tutti gli anni mi ci fermo almeno dieci minuti a guardare il tramonto. No, non sono ancora stanca.

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Vedono un prato in cui guardare lontano, correre e stare semplicemente in silenzio. Voci che parlano, sussurrano, gridano a squarciagola.

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Scappo via.

 
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