Venezia con gli occhi del Tintoretto

  

Da quando i miei occhi non sono più gli stessi l’Italia è cambiata, la scopro diversa. La sua bellezza, racchiusa nei vicoli e nei quartieri nascosti, si mostra a me tramite i suoi pittori. 

Roma, due anni fa, e’ stata la ricerca del Caravaggio. Ripenso a noi per le vie del centro a cercare San Luigi dei francesi, le mie corde vibrano ancora davanti al dipinto più bello del mondo, “la vocazione di San Matteo”, un urlo nel silenzio che mi ha rapito e stregato.

Venezia era un richiamo forte, da tempo sognavo di tornare per scoprirne il fascino sussurrato, il rumore dell’acqua di notte, i miei passi veloci tra le vie del centro.

  
Ho trascinato tutti, camminando da mattina a sera senza sosta, perdendomi tra le vetrine, guardando il cielo, le chiese, i ponti. Ho percorso tutti i quartieri guardando in alto, toccando il vento, sognando di vivere così, senza un semaforo, sentendo i miei passi sulle strade fitte di accenti stranieri.

Tre giorni come tre mesi, a guardare il colore dell’acqua, a fissare le case, le porte, le luci delle finestre, gli sguardi della gente persa per le vie.

  
In realtà sono stati per me giorni a cercare come una droga i suoi dipinti, i quadri di uno dei miei pittori, uomo di passione profonda, genio tormentato dai pensieri burrascosi e nascosti.

Ho tracciato il mio percorso inseguendo le sue tele, trascinandomi i bambini dentro a chiese silenziose, indicando luci e ombre come storie misteriose.

La prospettiva diversa, la luce come quella del Caravaggio, anni dopo, il miracolo di guardare le cose sempre da un altro punto di vista.

  
  
  
L’ultimo però è il più bello, ed è anche quello che squarcia il silenzio nella sua chiesa, quella del quartiere in cui ha vissuto, quella in cui ho trattenuto il respiro per guardare la sua tomba.

Alla Madonna dell’Orto eccolo, il suo quadro.

  
Sono rimasta lì, non ricordo neanche quanto, sentivo le voci dei bambini che si rincorrevano fuori dalla chiesa, le sentivo sempre più in lontananza. Ho salito quei quindici scalini insieme a Maria, da sola, disarmata a scoprire il suo destino. Ero lì a fissare quella donna robusta e quella bambina, in cui in qualche modo il Tintoretto ha dipinto una parte della sua vita. La compagna che gli ha donato la sua amata figlia, quella Marietta che in quel momento non sapeva che la sua vita sarebbe stata breve e sofferta.

Le ha ritratte lì, una donna e una bambina, che guardano Maria rapite, incuriosite, cariche di aspettative. Quella bambina in cui il Tintoretto si è perso, la prima e l’unica nata al di fuori della sua famiglia, da una donna diversa, persa tra le pieghe di una Venezia sofferente, struggente e bellissima.

La mia. 

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2 risposte a Venezia con gli occhi del Tintoretto

  1. Elisheba ha detto:

    Io sono una veneziana che vive a Torino. A nome di tutti noi veneziani che amiamo questa città incantevole ma sempre più abbandonata…ti dico grazie. Con le lacrime agli occhi.
    Elisheba

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