SpaccaNapoli

  
Ho preso il treno un sabato mattina sotto la pioggia, quattro ore di sonno erano decisamente poche per i due giorni che mi aspettavano.
A quasi 42 anni non ero mai stata a Napoli, citta’ dai mille contrasti in cui ancora non ero riuscita ad andare.
Le letture dell’amica geniale hanno reso urgente la visita, sognavo di camminare nelle vie di Elena e Lila, sentendo il sapore di quelle strade rumorose e piene di colore.  

Non ha smesso di piovere neanche un minuto nelle ore lunghissime che ho trascorso da quando sono scesa dal treno. Il Vesuvio era avvolto nella nebbia e non sono riuscita a vederlo nitido, ne’ quel giorno, ne’ quello successivo, in cui un tiepido sole mi ha tenuto compagnia.

Ho camminato in lungo in largo per tutto il centro storico, via Toledo mi è sembrata perfetta per descrivere una città che si inerpica in un attimo dai negozi alla moda ai quartieri spagnoli.

Dopo due passi uno dei suoi quadri mi è corso incontro, non me l’aspettavo e l’emozione mi è scoppiata nel petto, sono salita in questo palazzo antico con il cuore colmo di felicità.

  
Da li’ lo stupore e la bellezza non mi hanno lasciato un attimo, fino alle due di notte di una lunga giornata d’autunno. Spaccanapoli, le vetrine colorate che ti pugnalano con oggetti chiassosi, via Tribunali e le sue pizzerie, piene di gente e di sapori invitanti. Santa Chiara e il suo chiostro di maioliche immerse nel silenzio, interrotto solo dalle gocce di pioggia, veloci e incessanti come i nostri passi. La meraviglia di un Cristo velato ci lascia sospesi, marmo bianco che sembra così perfetto da apparire irreale.  Un volto nascosto che mi lascia inchiodata per quasi mezz’ora, incapace di parlare.  

E poi ci sono tutti i presepi, le luci, la pizza Margherita più buona del mondo, un caffè da Gambrinus come non l’avevo mai bevuto, e altre due tele del Caravaggio, che da sole valgono la visita. 

Questa  la si vede da lontano, al Capodimonte che alle undici di sera era deserto, e sembrava aperto solo per me. Per me, per farmi camminare lentamente verso questa meravigliosa bellezza, da cui non riuscivo a staccarmi pensando a chi è lontano, lontano da me.
L’ultima l’ho vista la mattina dopo, sotto un tiepido sole, sono sette piccoli racconti che solo lui poteva dipingere in modo così perfetto.  

Il mare l’ho solo intravisto, ma mi è bastato per avere la  nostalgia di ciò che non ho visto, il Vomero e Posillipo sono sogni interrotti troppo presto, che mi hanno strappato correndo verso la stazione per non perdere un treno che mi aspettava impietoso.

Ho davanti i vicoli di Forcella, che ho percorso per caso felice, rincorrendo una pizzeria dalle serrande chiuse. Me ne parlava sempre mio padre, nei suoi ricordi precisi, nelle sue scorribande con gli amici a cercare un’Italia lontana dalla sua.  

Il quartiere sanità l’ho intravisto dai finestrini, il tassista me l’ha indicato nella strada verso Capodimonte. Un tassista curioso a cui siamo sembrate ragazze nordiche e un po’ strampalate, di sabato sera, a inseguire decise i dipinti invece di un fritto gustoso vicino al nostro albergo, a Chiaia.

Me ne vado così, con altri pezzi di cuore, e uno dei capolavori di Maurizio De Giovanni nella borsa, perfetto per rimanere aggrappata qui, ancora per qualche giorno.

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9 risposte a SpaccaNapoli

  1. Prossimavoltamamma ha detto:

    Bella la tua Napoli! Oggi è il compleanno di mio marito e mi fai venire voglia di regalargli un biglietto per quella città in cui andava, ogni tanto, quando faceva il dottorato! Grazie!

  2. floriana tursi ha detto:

    grazie, fa piacere che altri occhi guardino la mia città con curiosità e affetto.

  3. Barbara ha detto:

    Nel prossimo viaggio che farai a Napoli scri il mistero del Tesoro di San Gennaro e’ fondamentale per scoprire la filosofia di una grande popolo!

  4. Aurelio Raiola ha detto:

    Felice che ti sia piaciuta. E poi gli amici di Luana sono amici miei 🙂

  5. anna ha detto:

    ti ho trovato in questo momento…..devo visitare Napoli!

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