Alfredino e la fine della scuola

  

La fine della scuola, forse il periodo più bello di tutto l’anno. Lo era per me bambina, quando andavo a ritirare le pagelle con i miei genitori e li vedevo sorridere, pieni d’orgoglio per questa bambina dai capelli scuri, così studiosa, così responsabile, così diligente. Andavamo a mangiare fuori insieme e mi sembrava di essere felice, davanti a un piatto di pasta e un bicchiere di gazzosa fresca.

Anche adesso la settimana in cui finisce la scuola mi sento leggera, spensierata, libera. Cammino per le strade senza fretta, riesco persino a entrare in un negozio a comprarmi dei libri, senza correre. I bambini si prendono una pausa dalla nonna, guardano la televisione e mangiano fragole e banane davanti a litri di te’ freddo. Arrivo a prenderli quando posso, quando riesco, in attesa di ributtarli nei campus estivi delle estati milanesi, oratori assolati e pieni, palloni sull’asfalto e cappellini colorati.

La fine della scuola però ha anche un ricordo indelebile, per me, per tutti, per l’Italia intera. 

E’ il ricordo di quella notte interminabile del 10 giugno 1981, quella notte di lamenti e di luci accese ad aspettare una vittoria che non arriverà mai, la salvezza di un bambino di cui rimarrà sempre intatto il sorriso, come in questa foto.

Ero piccola, non riuscivo a dormire, mia madre mi aveva salutato ed era corsa a sedersi sulla poltrona, la Tv accesa sui quei canali RAI che non tutti vedevano a colori. Sentivo le voci che ronzavano, le parole degli annunci, frammenti di discorsi che non riuscivo a decifrare. Ogni tanto mi alzavo a mia madre era sempre li’, immobile, e ogni volta lo scenario era sempre lo stesso, e così la sua tensione, densa di tristezza.

Ero diventata triste anch’io, che spesso in campagna dai miei nonni giocavo in mezzo ai prati, correvo senza guardare per terra, raccoglievo fiori, more, amarene sugli alberi.

Un velo di tristezza che rimane tutt’ora, quando il 10 giugno vedo sfilare le foto di quel sorriso, di quel bambino dall’aria spensierata a cui è stato tolto il diritto di crescere.

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2 risposte a Alfredino e la fine della scuola

  1. Guido Sperandio ha detto:

    Il diritto di crescere…. Ancora più orribile, il genere di fine.

  2. beatrice ha detto:

    Ciao Valentina, io non ero ancora nata, sono un ’83, eppure questo episodio è riuscito a imprimersi nella mia memoria emotiva. Ci è entrato grazie ai racconti di una nonna cieca, e carica di storie che, proprie o meno, erano entrate nella valigia del suo cuore. Nell’immobilità della sua sedia a rotelle mi parlava accarezzandomi il viso, e cercando di scoprire con le dita le forme del mio volto. Poi qualche anno dopo, quel pezzo incredibile dei Baustelle sulla vicenda, che mi lascia ogni volta che lo ascolto, attonita e senza fiato. Un caro abbraccio. Beatrice.

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