Lisbona, gli azulejos e l’oceano da lontano

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Non ci abbiamo pensato troppo, siamo andati. Il mio compleanno cade sempre un po’ a metà, estate che non è più estate, autunno che diventa inverno, giorni a rincorrere raggi di sole e tepore che velocemente si allontana.
Abbiamo lasciato tutto e tutti e siamo partiti, a rivedere questa città dopo sette anni, ma questa volta soli.
Il mio cuore ce l’aveva già, ne avevo lasciato un pezzo tra i vicoli dell’Alfama, strade strette a salire verso un castello che domina il cielo.
Mi ricordavo questa lentezza con nostalgia, questo desiderio semplicemente di farsi trascinare, senza una meta, senza un perché.
Lisbona e’ un po’ mia per questo, per questa nostalgia che è vita, desiderio, rimpianto, tristezza e colore nello stesso tempo, come me.

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Abbiamo iniziato semplicemente camminando, nella baixa e nel chiado, due quartieri che stanno giù e in cui il richiamo del fiume e’ forte, un fiume che sembra mare, che aspetta di buttarsi in questo oceano che sa di viaggio e di barche lontane.
Gente per le strade, locali affollati, castagne che cuociono e io che passeggio con la giacca legata in vita e gli occhi all’insù.

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Rimango rapita dalle facciate delle case, tripudio di azulejos colorati che vorrei strappare e portare via, ad arredare me stessa oltre che i pavimenti della mia cucina.

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Ci perdiamo nelle nostre parole e questo e’ già un regalo, nessuno ci strattona e siamo solo noi due, la sera, a cercare il ristorante nel bairro alto in cui mangiare sardine e brindare davanti a un piatto di baccalà.
Passeggiamo a destra, a sinistra, prendiamo un mohito e guardiamo una bambina piangere dopo aver rovesciato il suo bicchiere.
Qualcuno ci guarda e noi proseguiamo a camminare, balliamo fino a tardi e aspettiamo il giorno dopo, felici di essere li’ per noi.

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Sabato e’ il giorno del mio compleanno, ci inerpichiamo sul tram giallo numero 28 spintonati da turisti e portoghesi, che seriosi ci guardano e si mettono a litigare.
Il tram fa il suo giro, sale lentamente per vicoli strettissimi e mi trovo in bilico a scattare foto alla città.

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Saliamo per mano verso la feira de ladra, il telefono squilla e subito dopo si tace per ore, lo metto nella borsa e guardo queste bancarelle, riunite in un mercato delle pulci in cui sono felice di perdermi per tutta la mattina.

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E poi c’è il castello, dall’alto, una salita in mezzo ai palazzi appiccicati, alle strade strette, ai vasi di fiori e ai colori, passi che solcano queste vie che sembrano avere un senso per girovagare, sentire, respirare, semplicemente andare.

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L’ultimo giorno e’ troppo breve, troppo corto, poche ore ci separano dal gelo di Milano, dalla nebbia, da un inizio troppo fitto, caotico, stanco.
Poche ore, una manciata di minuti, li passiamo a mangiare delizie, e a perderci nell’oceano, nelle vele, nei ricordi di questo popolo di navigatori erranti e malinconici.

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E poi.. E poi..
Non lo conoscevo no, di Pessoa non avevo letto niente.
Sono bastati quattro giorni, e da allora e’ ancora qui, mi scorre nelle vene, non se ne va
“Presi il mio cuore
E lo posi nella mia mano
Lo guardai come chi guarda
Grani di sabbia o una foglia.
Lo guardai pavido e assorto
Come chi sa d’essere morto;
Con l’anima solo commossa
Del sogno e poco della vita.”

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8 risposte a Lisbona, gli azulejos e l’oceano da lontano

  1. Guido Sperandio ha detto:

    Quanto colore!
    Reportage suggestivo 🙂 sazia in leggerezza 🙂

  2. Ktml ha detto:

    Non ci sono mai stata. Hai fatto venire voglia di partire subito!

  3. Dan(iela) ha detto:

    Bellissimo post. Casualmente ho appena ri-studiato il Portogallo con mia figlia 🙂 le farò vedere le tue foto.

  4. Appena rientrata da Lisbona, già soffrivo di saudade quando ho incontrato per caso il tuo post e mi sono nuovamente immersa nei sapori, negli odori e nei colori di Lisboa! Grazie.

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