La Sardegna che nessuno sa, i sentieri e l’amica geniale

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Ho aspettato un mese, non trovavo le parole, non le trovo forse neanche adesso.
Alghero e’ stato quello che ho scritto un mese fa, io, i bambini, questo posto che mi strappa l’anima ogni volta che ci torno.
Era luglio, era così.

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Era tutto quello di cui avevo bisogno, passare il tempo con i miei figli, da sola, fino a tardi sveglia a scrivere e a divorare pagine di libri.

Poi ho lavorato, ho visto quadri, ho scritto e salutato amiche in modo intenso, vero, in cui ognuno si è lasciato andare per come voleva. Abbandonarsi agli altri e’ un valore, ed è bello a volte, salutare.

Poi c’è stato agosto.

Avevo voglia di stelle, di notti silenziose, di chiacchiere, di dune, di spiagge senza stabilimenti, di mare in cui ci si perde, di un bicchiere di vino, di libri, di parole, di abbracci, di risate di grandi e di bambini.

Ho trovato tutto.

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Ho trovato anche miniere abbandonate, spiagge deserte, persone con cui parlare di quest’isola che a volte sembra lontana da tutto il resto, e per questo bellissima.

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Ho ritrovato gli amici, quelli con cui vorresti che le vacanze non finissero mai, quelli con cui si sta fino a notte fonda ad ascoltare canzoni ridendo di niente, di tutto, di noi.

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Con la nostalgia nel cuore ho trovato il viaggio, la nave, le onde, l’autostrada lunga verso la montagna, aspra, solitaria, fredda e immensa.

Ho camminato al freddo e in mezzo al fango, piangevo per ciò che era finito ma anche per i miei pensieri solitari in mezzo a quei sentieri ripidi.

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Camminavo, raccontavo storie, sotto la pioggia o al sole, con la giacca e il pile, gli scarponi stretti e un libro nello zaino.
Pensavo a un’amica triste, bellissima e triste, a un’altra con il cuore a pezzi, e a lei, a lei in cui potrei specchiarmi da quando sono bambina.
Camminavo e pensavo, parlavo a bassa voce e pensavo, per secondi, minuti, ore.

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E poi mi fermavo, facevo i panini, tutti giocavano a calcio e io lo tiravo fuori, questo libro che mi ha strappato il cuore, l’anima, le parole. Questo libro che ha saputo trovare quello che stavo cercando, che non riuscivo a dire, a esprimere, a capire.
L’ho aperto e in poco l’ho chiuso, finito, digerito, masticato, imprigionato nella mia testa, sottolineato, vissuto.
E sta lì, sul comodino, in attesa di proseguirne la storia, con gli altri due, che ho paura a leggere perché poi so che mi sentirò sola, quando li avrò finiti.

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E programmo, aspetto l’autunno, studio, scrivo, penso e chissà che altro.

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8 risposte a La Sardegna che nessuno sa, i sentieri e l’amica geniale

  1. tramedipensieri ha detto:

    La mia isola lascia tracce.
    Vederla
    sempre mi commuove

    grazie
    ciao
    .marta

  2. Ktml ha detto:

    C’è un po’ (tanto) di Sardegna nel mio cuore.
    Questo post è stupendo. Mi ci ritrovo fra le pieghe di quelle emozioni che rendi fra immagini e pensieri…

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