Roma e il Caravaggio

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Quasi cinque giorni, attraversiamo mezza Italia per andare alle mie origini, di padre che se ne sta sempre li’ nei miei pensieri.
Via Paolo Paruta 24, ci stava una mia zia dallo sguardo buono, che parlava con un “r” strana e sorrideva in un modo tutto suo. Era arguta e intelligente, adorava mio padre e me.

sempre lo stesso cortile, il mio sguardo attento e il caschetto che avevo da bambina mi si buttano addosso, il portiere sardo mi saluta e mi dice che assomiglio a mio papà, che gli parlava sempre a lungo.
Cammino con i bambini, ritrovo la stessa casa, la mia foto del matrimonio di tredici anni fa, la stessa cucina e lo stesso balcone, mi nascondo.
Roma e’ anche questo, pensare che mio padre veniva a mangiare la porchetta, camminava in queste vie colorate e popolari, mercato alla mattina e negozi etnici aperti di notte.
L’ Appia nuova e’ qui, un brulicare si voci e di rumori forti, di bancarelle improbabili e di cortili inaspettati.

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Passeggiamo e troviamo la nostra dimensione, guidiamo i bambini che si fanno i dispetti lungo la storia di questa città, nascondersi tra le vie per me e’ sempre magico, ogni volta che ci vengo.

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Ci sono luoghi che ogni volta m’incantano, piazza Navona col sole e’ uno di questi, ogni volta guardo la fontana e alzo gli occhi all’insù verso uno di questi terrazzi perfetti.

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Una sera ci rapisce Trastevere, la pioggia ci sorprende mentre corriamo alla macchina, il ristorante e’ di quelli che abbracciano e noi ci facciamo accogliere felici.

E poi c’è tutto il resto, di noi che ci arrabbiamo, di noi che guardiamo, di noi che sgridiamo i bambini che a volte non sembrano stupiti da niente.
Il cambio della guardia, quello si’, si fermano e rimangono sospesi al Quirinale.
Si rincorrono al Pantheon, in mezzo a una fiumana di gente, si arrampicano a San Giovanni, una guardia ci sgrida. Saltano tra una sedia e l’altra nell’ora di coda a San Pietro, giocano a palla a Castel Sant’Angelo, o in qualsiasi piazza sbuca davanti al loro sguardo.
Fanno lotte al Colosseo, oltrepassano divieti al Foro Romano, si perdono nella pienissima piazza di Spagna e buttano un pallone dalla terrazza del Pincio, ahimè.

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E poi ci sono io, che mi siedo sul prato a Villa Borghese e leggo, e mentre guardo loro che giocano a calcio scrivo.

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E mentre scrivo penso a quanto e’ bello emozionarsi per la prima volta davanti alla bellezza di un quadro del Caravaggio. Guardare in silenzio queste tele infinite, nella solennità di una cappella bellissima, rimanere colpiti, sospesi, senza riuscire a proferir parola.
E pensare che si può, si deve, ripartire anche da li’.

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4 risposte a Roma e il Caravaggio

  1. verdeacqua ha detto:

    Sono stata a Roma proprio in questi giorni e ci lascio sempre un pezzetto di cuore in cambio di un paio di chili (resistere a cacio pepe, amatriciana e fritti vari è impossibile).
    Carvaggio emoziona sempre tanto anche me. Credo sia davvero il più grande tra i grandi.

  2. Gio Mazzanti ha detto:

    Io ci vivo ma leggerla così mi è piaciuto molto!

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