Prima era una casa occupata

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Era una casa vuota, in pieno centro, un bell’edificio piccolo vecchia Milano. Era una di quelle case con il cortile in mezzo, i ballatoi, i soffitti alti, non ci abitava nessuno, da anni. Si intravedeva su un balcone un vaso rotto, e dentro una pianta grassa dimenticata da tutti ma sempre verde.
Il mio balcone e’ proprio di fronte, d’estate osservavo quelle finestre chiuse e quel silenzio, chiedendomi che cosa ne sarebbe stato.
Un giorno di febbraio improvvisamente si è aperta una porta, e’ entrato un gruppo di ragazzi, ne ho avvicinato uno biondo e ho chiesto. Biblioteca, orto in cortile, cultura, cene di gruppo, discussioni, giochi per i bambini.
Che bello, proprio di fronte a casa mia, quasi quasi una sera porto una pizza e vado a curiosare.
“Ma è fuori legge, la casa non è mica loro!”. Eh già, l’hanno occupata, ma se macinano sogni che male c’è? Una musica lieve, ho un pallet che mi avanza e glielo vado a portare, cercano piatti, pentole, mobili vecchi. Che male c’è? Coltivano sogni.
Un sabato riaccendono il forno della pizzeria sulla strada, ormai in disuso. Fanno la pizza, mettono panchine fuori, bevono una birra in un’estate che sembra inverno, la musica si alza ma non mi disturba, a mezzanotte e’ tutto spento.
Passano due mesi, la via si riempie di mozziconi, i cestini straripano di spazzatura, i sabati di pizza diventano anche domeniche, la musica si alza ancora un po’, anche alle quattro di pomeriggio. Io ballo, ma le bottiglie per terra non mi piacciono per niente, e neanche i fogli e i mozziconi.
“Ma non pulite?”. Un giorno si’, ma poi più niente.
L’orto non c’è, neanche la biblioteca, tornei di calcio in piena via, la palla sulle macchine non è affar loro.
Le feste si moltiplicano, e anche i bonghi fino all’una di notte, sono nottambula ma non ho voglia di sentirli, sono stanca: chissenefrega?
Disegni inquietanti che non voglio vedere, la faccia ce la sbatto tutti i giorni, come tra i mozziconi di sigaretta e le birre abbandonate.
Martedì, primo pomeriggio, e tutto mercoledì, e in parte anche giovedì: l’incantesimo e’ finito. Venti, Trenta, quaranta poliziotti, camionette a bloccare la mia via e quella di fianco. Un corteo di protesta, frasi fatte al megafono, la città triste che ha privato i senzatetto di una casa, la citta’ buia nelle mani della polizia. No, di senzatetto li’ non ce n’erano, ne’ di famiglie in difficoltà, gli occhi non erano quelli. Un’occasione, una nuvola di iniziative, un castello di carta buttato giù dal vento.
Di nuovo il silenzio, le finestre chiuse, la porta d’ingresso sbarrata e profumo di vento e di calda primavera.
Prima era una casa occupata, prima erano sogni, poi solo mozziconi stanchi, e nulla più.

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2 risposte a Prima era una casa occupata

  1. Mammamsterdam ha detto:

    I sogni sono un’ ottima cosa, realizzarli anche, poi gli esseri umani si somigliano tutti e senza un forte progetto ideologico dietro, senza un tornaconto immediato, senza capacità organizzative la monnezza si accumula e la mamma non viene a spazzartela.

  2. Mammamsterdam ha detto:

    Sarò irritante, ma been there, done that all, con la fondazione, in cui qualcuno si sbatte per metter su un affitto e farci cose e siamo tutti adulti, le stesse dinamiche, tutti gli artisti frustrati convinti che io non abbia un tubo da fare e debba stare al loro servizio, mentre noi la baracca l’ abbiamo messa su per fare le nostre, di cose.

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