In astratto

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Sabato si e’ sposata la mia più cara amica, e si e’ sposata in questo posto, ed e’ esattamente come nelle foto, un posto in cui si va e si dice: “Che meraviglia, stupendo, meraviglioso, vorrei venire anch’io in vacanza in un posto del genere”. Un posto lontano da tutto, in cui passi per le case e c’è un tizio che taglia la legna, un’altro che beve un bicchiere fuori dalla porta di casa, su un gradino di pietra, in cui lasci la macchina e ti fai un pezzo a piedi per arrivare a casa.
Un posto in cui le case cascano dal nulla, la sua pero’ e’ più bella. Non avra’ l’anima fiera delle case senza acqua calda, ma ha un’anima dolce e decisa. Ha le pareti colorate e i letti di bancali, ha la cucina con il muro rosso e un bagno in pietra con una finestra sull’infinito, una stanza giallo girasole e una bianca con un cucino ricamato, ha delle scale strette e uno scorcio di luna, ha tutto per renderla poetica.
Me ne sono innamorata.
Pero’, c’è un pero’.
Io un posto così ce l’avrei.

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Un posto in cui i miei nonni mi rincorrevano da bambina, in cui aspettavo i miei il venerdì dalla collina, in cui c’è un fiume azzurro in cui ridere felici. Questo posto dal cuore grande ce l’ho anch’io, in cui mi perdo a mangiare ciliegie e a rincorrer palloni e storie di gente che ormai non c’è più.
Un posto in cui rincorrere le lucciole, cantare a squarciagola, camminare per vedere i caprioli, mangiare torta fritta alle sagre di paese.
In astratto il mio posto ce l’ho, ogni volta che ci vado mi perdo.

Pero’ poi succede che a luglio mi ritaglio, come ogni anno, una settimana con i bambini da sola, e nei programmi c’era questa mia campagna ancora incontaminata, se si può.
Ero già li’ col pensiero, avevo già allertato il paese, che aspetta i miei figli per sentirne le grida, la gioia, accendere l’allegria.

Era deciso.
E invece no.
Una sera, una sera in cui ho visto l’immagine incantata di un mare, anche quello mio, in cui le persiane di casa rimarranno chiuse. Il mare che amano loro, che ama un padre che quest’anno, a malincuore, non ci andrà. Ci ho costruito una storia, tra le onde, tra quelle finestre tristi e chiuse, quegli scorci in lontananza che respiro a occhi chiusi.
Sola, tre bambini, un viaggio in aereo, senza nessuno ad aspettarmi.
Eppure col cuore mi sono vista la’ di notte, a ridipingere i muri scrostati, a dare un po’ di vita a quest’anno stanco e solo, a queste pareti che aspettavano voci amiche e che erano destinate al silenzio.
Alghero, aspettami, da te arrivo…

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4 risposte a In astratto

  1. trilly ha detto:

    che belle foto!
    davvero è un posto speciale!
    ma confermo, io sono legatissima alla sardegna, non riuscirei a rinunciarci. e il mare è meraviglioso, anche se non riposante come un paesino disperso di montagna. ma i bambini nuotano, giocano, si abbronzano, e tu puoi sempre iniziare un libro all’ombra di un pino ascoltando le onde infrangersi fra scogli e sabbia…
    anche io parto sola, senza nessuno ad aspettarmi, ma la libertà che dona il mare è unica!

  2. MammaImperfetta ha detto:

    Pare quasi destino. Ma ce la faremo a mangiarci la torta fritta (anzi IL gnocco fritto) su una qualche collina emiliana.
    Baci.

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