Tristezza per caso

Tre giorni in montagna quasi senza neve per ingannare l’aria pesante della città. Doveva essere rilassante, lo e’ stato a meta’. La testa e’ satura di pensieri, un figlio reclama la mamma con ossessione, in evidente crisi, gli altri cercano di vivacchiare a ruota.
Ci sentiamo sospesi, nell’attesa di qualcosa, passeggiamo nella poca neve guardando la strada e aspettando il tempo. I minuti passano, improvvisiamo le nostre successive mosse.
Sulla strada del ritorno ci fermiamo a mangiare in un posto a caso, trovato su una strada qualunque.
Il posto e’ triste, strano, addobbato alla bene e meglio, senza gusto, palline e luci degne di un albero da autogrill.
Ordiniamo, i piatti sono buoni, mangiamo tutto e cerchiamo di giocare agli indovinelli.
Di fianco a noi una famiglia, tre persone, parlano ad alta voce e non riesco a non sentire.
“Spegni quel coso”, dice il padre al figlio che smanetta su una specie di videogioco.
“Ho detto di spegnere, non senti? Sei il maiale più brutto che abbia visto nella mia vita”. Alzo lo sguardo, una durezza infinita.
“Adesso ti spacco la faccia, stai rovinando la giornata a tutti, lo sai?”. Il bambino? Mi trovo a pensare, lui rovina la giornata?
“Mamma devo andare in bagno”, dice il bambino.
“Non ci vai in bagno”, risponde il papa’.
Subito dopo il Papa’ addenta una salsiccia, poi prova ad abbracciare il figlio che lo scaccia via. La mamma scuote la testa, rigira la forchetta nel piatto senza mangiare.
“Cara avvicinati che ti dico una cosa”, dice a quel punto il papa’.
“No, qualsiasi cosa tu mi voglia dire non e’ interessante”.
“Dai, una cosa sola”.
“Non me ne frega niente”.
Il bambino continua a giocare.
Quanta tristezza in quegli sguardi, in quelle parole, in quei piatti solo assaggiati, in quelle mani che girano forchette, in quella brocca di vino.
Riccardo si butta per terra perché vuole qualcosa che non c’è, sto per alzare la voce ma poi mi fermo e conto fino a dieci.
Lo posso fare uno sforzo, non e’ difficile come sembra in fondo.

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5 risposte a Tristezza per caso

  1. silvietta ha detto:

    santo cielo. mi si è gelato il cuore. per quanto difficile sia, hai ragione, è il caso di farcela, a contare, a guardare altro, a cercare luci luminose.

    grazie
    ti abbraccio

  2. anna ha detto:

    che pena…per tutti i membri di quella famiglia, indistintamente..

  3. Banale dire che i nostri figli sono fortunati… A volte si rischia di superare il limite, ma questa famiglia con questo bambino triste deve ricordarci che qualsiasi frustrazione non può ricadere sui nostri figli.

  4. M di MS ha detto:

    Anche io vengo da un periodo “sospeso”, ma forse questo lungo ponte mi ha ridato l’energia per il rush finale.

  5. Trilly ha detto:

    dai cattivi esempi degli altri ne possiamo ricavare qualcosa di positivo per ridimensionarci un pochino…

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