la rabbia (anche mia)

La rabbia di lui che si sente discriminato, a essere nella sua classe invece di quella del  gemello, più conosciuta, più rassicurante, con tanti compagni già amici da tempo e due maestre avvolgenti, quelle che aveva il fratello grande fino a un anno fa.

La rabbia dell’altro, che non si accontenta mai di un colore qualsiasi, di una tazza qualunque, di una maglietta diversa da quella che ha in mente, e che s’infila nel letto grande furtivo, alla ricerca di un calore mancato.

La rabbia del più grande, sorda, ombrosa. La rabbia di chi, da primogenito, sente delle ingiustizie profonde, per tutto. Lo sguardo basso, i dispetti, gli scatti d’ira che liberano inquietudini nascoste dentro, da tanto. Una rabbia che sfocia in rifiuto, rifiuto che in realtà è evidente sofferenza e ricerca di amore, profondo, per chi deve necessariamente dividersi in tre, ahimè.

La rabbia di chi, a tarda età, ha subito una scelta senza condividerla, con cambiamenti profondi di vita e di abitudini. Tanti anni insieme, come mattoni di una casa, che alla fine si sgretola sotto mani tremanti, che stringono a malincuore solo una manciata di polvere. Una telefonata al compleanno, un incontro per caso, voci che raccontano dell’uno e dell’altro e che ovviamente ricadono qui. Una vecchiaia non sentita ma arrivata, a cui ci affaccia soli, e lontani.

La rabbia mia, di una figlia, di una mamma che a volte si sente travolta dalla vita.  Energia spesa in mille direzioni, strade che portano a traguardi diversi, lontani tra loro, percorsi a volte troppo tortuosi che portano a una stanchezza profonda. Rabbia per non sapere – a volte – cosa fare, divisa tra il dire e non dire, il subire e l’agire, il fare e il non fare, il cosa fare, talvolta. Rabbia per le parole dette, per quelle non dette, per i fraintedimenti, le comunicazioni fraintese. Rabbia per sentirsi in bilico su un filo, sempre, in un puzzle a incastri dai pezzi troppo complicati, che a volte inevitabilmente non riesce, o riesce a un prezzo troppo alto, di fatica, di stanchezza, di lucidità persa per strada, di cedimenti e lacrime ingoiate a fatica.

La rabbia che viene, che va, che si trascina a passi lenti e tra le pareti colorate della mia casa, che un po’, a dire il vero, in questi giorni sbiadiscono.

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9 risposte a la rabbia (anche mia)

  1. Elena ha detto:

    Vale, se ti può consolare sei una mamma e una figlia meravigliosa. Un abbraccio forte

  2. Trilly ha detto:

    non so come dirlo meglio, mi piace questo post. per il modo diretto che hai di arrivare al punto, senza tanti giri di parole. la rabbia è un sentimento forte, che sottintende emozioni piene. Perchè accade a tutti di provarla, chi più chi meno, in certi momenti particolari della vita.

  3. Mammamsterdam ha detto:

    Si. Però fa parte della vita e del quotidiano e prima o poi si impara a gestirla come fonte di energia e spinta rinnovatrice e di uscita dallo stagno, piuttosto che come energia stancante e distruttrice.

  4. Tutte rabbie da gestire, incanalare, far sfogare. Perché la rabbia può essere anche un bel momento di energia positiva e creativa, un bel momento di sfogo.

    • valewanda ha detto:

      Hai ragione Silvia, però io in questa stagione sono un po’ a terra, come sai, e vorrei non averla ‘sta rabbia, perché i miei input creativi ce li ho lo stesso…

  5. Silvia ha detto:

    Porta pazienza. I figli se la devono sempre vedere tra loro, e tu non puoi e non devi farci nulla. Fai del tuo meglio e basta. Ti assicuro che col tempo le cose si sistemano da sole (parole di figlia).

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