di verde, d’autunno, di lavoro e così via…

Mi riallaccio all’appuntamento del giovedì (in ritardo), di Ester, e in ordine sparso metto a fuoco alcune riflessioni di questo autunno, che per me sa di verde e di zucca arancione.

Quando non avevo figli, mi stressavo perché non ero soddisfatta del lavoro, e facevo menate ad amici e parenti perché non trovavo quello che mi piaceva, in cui realizzarmi, in cui mettere la mia creatività, o perché non mi trovavo nell’ambiente, tra i colleghi, o sentivo l’ansia delle riunioni, dell’impegno, e così via.

Dopo la nascita di Mattia ero stressata uguale, perché non ero convinta di quello che facevo, l’ambiente era pessimo, tornavo tardi, sentivo il peso della responsabilità senza essere felice, gestivo delle persone ed era tutto un problema, e così via.

Poi sono nati i gemelli, non ho riflettuto neanche un secondo, ho chiesto il part time e me l’hanno dato. Nove- tre, senza interruzioni, da lì si corre direttamente agli asili.

Faccio il lavoro che fa la maggior parte dei colleghi, cerco di farlo bene, me lo riconoscono, ma non mi distinguo come tre anni fa per responsabilità.

E finalmente sono serena.

Andavo al lavoro con l’ansia, ora ho il sorriso cinque giorni su cinque, tutti si lamentano, io non mi lamento più.

Qualcuno mi dice: “Bè, puoi sempre chiedere di revocarlo, il part time”.

Sì, certo, posso, ma sarebbe la cosa in astratto più giusta per delle generiche “opportunità”, ma non per me, nè per la mia vita.

Esco con un’amica, mi parla con foga di quanto sia scontenta in ufficio, di quanto vorrebbe avere ruoli che non le vengono dati, mi dice che non può andare a farsi un week end lungo con la famiglia perché se no sarebbe sommersa dal lavoro. Me lo dice in uno stato di evidente stress e frustrazione, l’argomento lavoro occupa in modo ingombrante tutta la sua vita.

Cerco di aiutarla, ma mi sento lontana anni luce: la mia, di opportunità, non è la revoca del part time per aspirare a chissà che, ma il mantenimento di questo equilibrio che ho creato.

Ho rinunciato, è vero, ma quando la rinuncia non è percepita come tale realmente non lo è, è una conquista.

Ci sono al lavoro, sei ore di fatiche e non sentirle. Arrivo a prendere tutti e tre i miei figli, per loro è come se io non ci fossi neanche andata in ufficio, mi vedono al mattino prima di andare all’asilo e mi rivedono all’uscita.

Ci sono per i giochi, le feste, le riunioni di classe, l’altalena, lo scivolo e lo sport. Non è un peso, è un piacere, appunto, la mia opportunità, e mi consente anche di uscire la sera ogni settimana senza rimpianto, con alle spalle un pomeriggio intero di giochi, litigi ma anche risate e pastelli colorati.

“Ma sei sprecata…”, dicono.

Sprecata? Mi metto a ridere. Qual’è il valore supremo, innalzarsi nella piramide aziendale?

No grazie, avendo il privilegio di scegliere (so bene che c’è chi non ce l’ha), preferisco vivere.

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37 risposte a di verde, d’autunno, di lavoro e così via…

  1. Alchemilla ha detto:

    Che splendido e lucido post!
    Condivido pienamente. Sprecata? Sprecato è vivere una vita infelice. Una persona felice non è mai sprecata.
    Complimenti per queste parole!
    Buona notte.
    Alchemilla

  2. itmom ha detto:

    quando si fanno scelte meditate e consapevoli, secondo me è la strada giusta per l’equilibrio.
    anche io il mio equilibrio l’ho trovato e come te non tornerei indietro per nulla al mondo. eppure ho intorno molte persone scontente che mi chiedono perché ‘ho rinunciato’. ma vivere giorno per giorno pienamente e non ritrovarsi a 60 anni senza aver capito cosa sia successo non è una rinuncia, ma una conquista.

    • valewanda ha detto:

      a me delle persone intorno, scontente e frustrate, non m’importa, o comunque ho pena per loro… forse a fare una scelta come la nostra sarebbero piu’ felici, ma a volte si crede di avere in mano chissà che, anche solo per due ore in piu’ di lavoro e chissà quali responsabilità..

  3. FuMo ha detto:

    mi inchino.

  4. hal1974 ha detto:

    E brava Vale. Io non ho figli. Ovviamente la situazione è diversa. Ma il lavoro non è mai stato per me fonte di stress. Nel senso che so che tutti puntano a chissà che… Vogliono sentirsi in qualche modo riconosciuti. Pensano che lavorando in un “posto più figo” anche loro potrebbero sentirsi “più fighi”.
    Per me ciò che conta è fare il mio lavoro bene, essere in un ambiente tranquillo e non competitivo, alle sei e mezzo uscire, chiudere la porta e il lavoro mi rimane dietro. Niente ansie, niente stress.
    Potrei ambire a molto di più. Volere più soldi… Non so.
    Sto bene come sto. I soldi che mi danno mi bastano per fare tutto quello che voglio. Riesco a ritagliarmi tutti gli spazi per i miei interessi. Insomma, chi mi ammazza?
    Quindi, ti capisco. Condivido ogni parola che hai scritto. Cerca di farlo capire alle tue amiche stressate.
    Il lavoro dovrebbe essere un di cui della nostra vita. Fatto al meglio…
    Il resto, appunto, è vita!
    Baci bella

  5. Arianna ha detto:

    Che bel post, solare, positivo, ricco di serenità…come ti invidio!!!!
    ciao

  6. Mammafelice ha detto:

    bello bello mille volte bello.
    ho fatto le tue stesse scelte per una e una sola soltanto: vivere.
    volevo vivere e voglio ancora farlo. il resto è solo accessorio.

  7. M di MS ha detto:

    Condivido in pieno.
    Il punto è non essere omologati e non far coincidere la considerazione che si ha di se stesse con quello che sta scritto su un biglietto da visita.

  8. angy ha detto:

    Si lavora per vivere, non si vive per lavorare. Ciò non toglie che si possa svolgere bene il proprio ruolo e portare a termine i propri progetti anche “solo” in sei ore. Sei in gamba e sanno riconoscertelo comunque. Condivido!! 🙂

  9. Mamma in 3D ha detto:

    “Preferisco vivere”. Bellissimo. E la serenità è il premio per chi riesce a comprendere qual è il personalissimo significato che ha voglia di dare alla parola vivere.
    Per contrasto, invece, quanto è triste l’uso del termine “sprecata” riferito ad una persona… niente di più arrogante e riduttivo.

  10. my ha detto:

    standing ovation.
    sono d’accordo al mille per mille.

  11. tiziana ha detto:

    Non sei sprecata! Metti a frutto il tuo talento a favore dei tuoi figli e non di un’azienda. Non vieni pagata per questo, ma rimane la serenità e la soddisfazione.
    Tiziana

  12. Sposo ogni singola parola. Dovrei trovare la forza per pronunciarle.

  13. kosenrufu mama ha detto:

    sei molto fortunata, primo per la tua consapevolezza, che ti rende forte, secondo per l’opportunità che la tua vita ti ha regalato, un part time e un lavoro che ti piace, purtroppo i canoni sociali-estetici ci portano a credere che avere più soldi più lavoro più tutto significhi essere poi felici, questo non è vero, anzi è proprio dalle esperienze profonde e non dall’avere che deriva la nostra felicità.
    Cerco anche io di andare nella stessa direzione!
    un abbraccio

  14. chicca ha detto:

    beata te, fortunata te che hai chesto e te lo hanno dato… io ho chiesto due volte e per due volte mi è stato detto che non è possibile….fra poco prenderò la mia decisione…

  15. StranaMamma ha detto:

    Leggo, approvo e sottoscrivo! Proprio io che in maternità mi annoiavo, a distanza di due anni e mezzo, quando ho potuto e voluto ridurre l’orario di lavoro ho scoperto una nuova dimensione fatta di pomeriggi, di risate, di conoscenze nuove da condividere con il mio Tato. Ora abbiamo l’agenda pomeridiana fitta di impegni e, come te, mi concedo qualche serata senza rimpianti. Per me non ha senso puntare la propria vita su un unico cavallo….se poi si rivelasse sbagliato? Quanto perderemmo?
    Un abbraccio,
    StranaMamma

    • valewanda ha detto:

      esatto, io ci sono per tutto, vedo crescere i miei figli senza perdere di vita me stessa e la mia vita, credo che quest’opportunità sia un privilegio da non perdere…

  16. Bonzomamma ha detto:

    Anche io ho fatto la tua scelta e ne sono felice, meno quando le mie amiche workaholic mi chiedono quando tornerò full… perchè come fai a stare tutto il tempo con i figli??? sei sprecata.
    Signùr… non le invidio, tornare alle 9 non fa per me, non fa per me non esserci alle feste, al parco, in biblioteca… io ci voglio essere, voglio viverlo questo periodo, che mi regala ogni giorno emozioni irripetibili.

  17. Igra ha detto:

    Sei fantastica!

  18. Mammamsterdam ha detto:

    Brava Vale, non tanto per farlo quant per dircelo. Anch’io sono su questa strada, il punto semmai è che secondo me le 6 ore di una persona motivata e che sta bene con sé stessa ne valgono 9 di una stressata per amore di stress e il giorno in cui gli HR o chi per essi decideranno di riconoscerlo, allora si che avremo fatto un passo utile.

  19. Pingback: perché dovrebbero pesarmi le feste dei bambini? « valewanda

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