quel “dovrebbero farlo tutte”

Ne hanno parlato in tanti, in radio, in TV, sui giornali, nella blogosfera.

Giustamente.

Una madre non può non reagire di fronte alle dichiarazioni di una donna, che, al di là della carica pubblica che ricopre, a conti fatti è un’altra madre, e dunque dovrebbe essere solidale, comprensiva, vicina alle altre madri.

Invece dice, parlando del tornare al lavoro subito dopo la maternità “… dovrebbero farlo tutte…”

Al di là del fatto che, come è già stato detto (tra le altre cito l’amica mamma felice), in Italia la legislazione sull’astensione obbligatoria impone cinque mesi di sospensione dal lavoro, che siano tre prima del parto e due dopo oppure uno prima del parto e quattro dopo.

Ma al di là di questa, che ritengo una conquista sacrosanta, mi chiedo perché si debba dire che invece una madre “DOVREBBE” tornare al lavoro. Ma dovrebbe per chi, per sè? Per suo figlio? Per il suo datore di lavoro? Per la società?

DOVREBBE tornare per non stare a casa a fare calzetta ed essere dunque inutile?

DOVREBBE tornare perché così riprende la sua vita produttiva di manager rampante?

DOVREBBE tornare perché stare a casa con il suo neonato vuol dire approfittare del tempo/denaro?

DOVREBBE tornare perché nella vita bisogna sudare sulla scrivania invece di cullare i propri figli?

DOVREBBE tornare perché tanto a un giorno o a una settimana di vita il proprio figlio sta bene uguale anche con la tata e dunque è bene rimboccarsi le maniche?

E’ per questo che dovrebbero farlo tutte?

Che poi uno c’impiega una vita, parole su parole, lotte su lotte, battaglie su battaglie, libri su libri, articoli su articoli, per cercare di eliminare quella che è la piaga più grande che circola sulla maternità, ovvero il PREGIUDIZIO.

E arriva questa a buttare all’aria tutto, così, nel giro di cinque minuti.

E per chi volesse, già citato da Panzallaria, merita il libro e documentario di Silvia Ferreri, uno virgola due, che ho letto e visto.

Giusto perché invece tutte le madri dovrebbero poter scegliere anche di NON farlo.

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24 risposte a quel “dovrebbero farlo tutte”

  1. elena ha detto:

    Cosa aggiungere?…La ministra, non contenta di aver distrutto la scuola pubblica, tenta di distruggere le (poche) conquiste nel campo della maternità. Che tristezza sentire parlare così una donna, neomamma per giunta, delle donne!
    Elena

  2. bellissima analisi vale. hai centrato davvero tutte le questioni in gioco. Io alla ministra ho scritto consigliandole di guardarselo quel documentario. perché ricordiamoci che essendo una ministra, dovrebbe dare il buon esempio e quando si rilascia un’intervista di quel tipo, entra pervasivamente nella cultura.

  3. M di MS ha detto:

    Anche io sono stata colpita da quella frase più di tutto il resto. Assolutamente.
    “Dovrebbero farlo tutte”, come se si dicesse “questo sciroppo di lumache ricostitutente è ottimo, dovrebbero provarlo tutte”, “questo Chateau Latour è ottimo, dovete assaggiarlo subito”.
    Quello che mi ronza nelle orecchie da qualche giorno è la superficialità, la scontata ovvietà della frase. Un volare sulle cose che proprio non dovrebbe appartenere a chi ha la possibilità di decidere per gli altri, soprattutto su temi legati alla famiglia, come un Ministro dell’Istruzione.

  4. Trasparelena ha detto:

    non posso che concordare con te, come peraltro ho scritto anche da me

  5. Ettore ha detto:

    L’argomento è importante, ha già prodotto fiumi di parole in passato, e sinceramente di queste ultime, per di più “istituzionali”, si faceva volentieri a meno.
    Non si capisce davvero perché “ogni mamma dovrebbe farlo”, quali dovrebbero essere i presupposti di questa convinzione.
    Hai detto bene: il punto centrale della questione maternità, rientro al lavoro e affini è il termine “pregiudizio”. E te lo dice un papà bis-“allattante” (anche se questa volta solo parziale, purtroppo…), categoria più rara di un Gronchi rosa nel nostro paese italiota.
    E sai qual è la cosa peggiore della mia vicenda personale, quella più triste e indicativa del fatto che questo pregiudizio sarà, credo, molto difficile da sradicare? Che agli sguardi di traverso e ai sorrisini sottovoce da parte di colleghi e superiori si è preparati, perché l’ignoranza porta a credere che il lavoratore che si avvale dei riposi giornalieri (ex allattamento) “rubi” qualcosa all’azienda, che finisce con lo smenarci (pochi sanno invece che l’azienda riceve dall’INPS un rimborso pari alla retribuzione oraria del lavoratore per tutte le ore non lavorate), ma alle battute ironiche degli amici, di quelli che ti conoscono e sanno chi sei veramente, invece, non riesci ad essere indifferente. E ti viene da chiederti se veramente la si può pensare così su una questione così delicata, ossia se è accettabile guardare come fosse un marziano un tuo amico che decide (per necessità, non solo per amore dei propri figli) di avvalersi di questo diritto. Se persino i tuoi amici lo travano criticabile, è davvero il segno che viviamo in un paese rozzo, barbaro, moralmente ed eticamente arretrato, oltre che povero. E non nel senso esclusivamente economico del termine…
    Tu partorisci, e dovresti tornare subito al lavoro. E se è il marito che chiede di poter fare le pause per l’allattamento la cosa risulta imbarazzante.
    Peccato che non ti spieghino chi, come e dove debba tenere i tuoi figli (al di là di ogni altra considerazione “affettiva” o di scelte educative), se non puoi permetterti una tata, non ti viene assegnato il posto al nido accessibile da casa in maniera “umana”, non ti viene concesso il part-time e magari non hai nemmeno i nonni-sitter, che poi sono la cosa civilmente meno accettabile di questa nostra società. Se la funzione sociale dei nonni-sitter dovesse essere monetizzata, mi chiedo come il nostro Stato riuscirebbe a far fronte a una simile necessità economica, in un paese in cui a fronte di 4.000.000 di potenziali richieste di posti all’asilo, ci sono strutture e risorse per solo il 10% di loro.
    Ed è solo uno dei tanti esempi che avrei potuto fare, in tema di assistenza e incentivi alle famiglie…
    Però… “dovrebbero farlo tutte”.

    • valewanda ha detto:

      Ettore, il tuo commento necessiterebbe un post intero veramente… Mi dispiace che tu percepisca cattiveria e ironia intorno a te ma credo che gli amici lo facciano in modo “buono”, non cattivo, lo stesso che usano quando ironizzano dicendo che passi le giornate su Fb invece di lavorare. Prendila così, non arrabbiarti, in fondo anche tu stai al gioco, sai che nessuno lo fa con cattiveria. Riguardo al resto, agli asili nido, alle discriminazioni sul lavoro, al part time, anche questo non si puo’ liquidare in un commento, e ti invito a guardare il bel documentario di Silvia Ferreri, che peraltro ho qui, se t’interessa.

  6. Mamma in 3D ha detto:

    Condivido ogni parola, Vale. E anch’io trovo che la frase su cui hai scelto di soffermarti sia il nodo delle questione. Come sottolineato già da Mamma felice, il diritto sacrosanto per cui (incredibile ma vero) dobbiamo ancora lottare è quello alla libertà di scelta, che dobbiamo rivendicare venga tutelata non solo dalla legge ma anche dal sentire comune, sperando che un giorno il rispetto possa avere la meglio sul pregiudizio.

  7. newmoon35 ha detto:

    Eh certo “dovrebbero farlo tutte” perchè siamo un paese con asili nido pubblici per tutti aperti fino alle 18:00, agevolazioni fiscali alle aziende che assumono part-time, baby sitter gratis e nursery in ogni ufficio…
    Con questa dichiarazione la ministra ha dimostrato, per l’ennesima volta, di non avere una ben che minima idea di cosa sia il mondo reale

  8. CosmicMummy ha detto:

    intanto non mi sembra che sia tornata in parlamento, metterà qualche firma su qualche decreto (del resto, non è che prima del parto facesse tanto di più) e fa tanto la superdonna! in oltre, con questi pochi anni di lavoro si è già guadagnata una pensione da sogno. io non so neanche se avrò mai diritto alla pensione, la maternità non me l’hanno ancora pagata dopo più di 1 anno, vado avanti a contratti di 6 mesi, attualmente neanche mi pagano i contributi. ci sono donne che non hanno un lavoro a cui tornare perchè il contratto gli è scaduto prima che andassero in maternità, e dal momento che erano incinte non gliel’hanno rinnovato. ha detto che rimanere a casa 5 mesi è un privilegio… a me sembra che l’unica privilegiata è lei…

  9. Jolanda ha detto:

    Ben detto, Vale, bravissima. “Dovrebbero farlo tutte” di tirar un bel calcione sulle chiappetine strette della nostra cara ministra dell’istruzione!
    (troppo pesante? Amen)

  10. paola ha detto:

    si’, ma questa e’ fuori … ma dove vive? ah, si’. in una casa di milioni di euro con tante, ma tante tate che curano suo figlio.
    e dove lavora? ah, si’! in un posto dove tanto puo’ dire di essere ritornata al lavoro e magari andarci per un’ oretta al giorno a dir tanto.
    gia’ mi stava sulle palle prima, figurati ora.

    scusa la volgarita’, eh? ma questa e’ fuori veramente.
    ciao! paola

  11. Lanterna ha detto:

    E non si può nemmeno liquidarla come una povera demente, perché questa demente non è certo povera e detiene nelle sue mani incapaci il destino della nostra scuola e quindi del nostro futuro.
    Resta comunque una poveretta, come quelle che davanti a chi è malato davvero si lamentano dei calli.

  12. Gabriella ha detto:

    Che tristezza vedere che in Italia non c’è nessuna solidarietà femminile. Restiamo le nostre peggiori nemiche, continuando a fare guerra tra di noi! Ciao Gabry

  13. elena ha detto:

    Si Vale…come vorrei conoscere qualcuno che ha votato questi nostri governanti!….uno, uno solo, vi prego!!!

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