Mi chiamo Leopoldo e non sono ancora nato

Mi chiamo Leopoldo, e non sono ancora nato.

Che nome strano, vero? Eppure quelli che dicono di essere i miei genitori fanno faville quando lo pronunciano, e continuano a sbandierare che è il nome più bello del mondo. Sarà, ma a me ‘sta storia che non vogliono nomi comuni non mi convince, secondo me vogliono solo fare i diversi a tutti i costi.

Io sono qui, al caldo, vedo la luce ma solo quando fuori è giorno, e mia mamma se ne va in giro per negozi a comprare cose per me. Si agita, parla, chiede, prende oggettini colorati, vestitini, e si carica di roba manco avesse dieci figli.

Invece nascerò io, tra un mese, solo io. Non so a cosa mi servono venti tutine verdi e bianche e arancioni, perché l’azzurro porta sfortuna e non si sa mai che venga una femmina. Non so a cosa mi serviranno tre passeggini, uno comodo, uno leggero, uno che si ripiega e diventa una borsa: io sono piccolo, mi basta la mia mamma, se mi tiene in braccio magari è meglio, magari. Non so a cosa mi servono venti bavaglini, cinque biberon, una tutona che sembrerò l’omino michelin, io quella roba lì non la voglio mettere.

L’altro giorno ho visto mamma e papà che dipingevano di giallo una camera, vicino alla loro, e ci appiccicavano dei paperi arancioni e dei quadretti di Giulio Coniglio. A me Giulio Coniglio piace molto, però di andare da solo nella cameretta non è che ne abbia tutta ‘sta voglia, ho passato nove mesi con mia mamma, magari il lettone è meglio, no?

Parlano tutti di me, la mamma non fa che nominarmi con tutti quelli che vede: i nonni, gli zii, gli amici, i colleghi, i vicini di casa, i camerieri del bar dove va a bere il caffè alla mattina. Ma com’è che tutta ‘sta gente parla di me che manco mi conosce? Magari quando uscirò e mi avranno visto non sarò così tanto simpatico come credono, magari lo faccio apposta a non essere simpatico, bello come scherzo vero?

Qui si sta bene però non è che riesca a fare le grandi capriole che facevo qualche mese fa, ora si sta un po’ stretti in effetti, quasi quasi mi tocca uscire ma vedo che fuori hanno tutti i cappotti, chissà che freddo…

E poi qui si mangia bene, è un po’ come essere al ristorante, arriva cibo a tutte le ore, prelibatezze rare. L’altro giorno la mamma si è svegliata nel cuore della notte gridando che voleva il cioccolato bianco, ho pensato che papà la mandasse a stendere. Invece no, il bello e che si è trangugiata due tavolette di un cioccolato buonissimo, uno spuntino pazzesco! Domenica poi la nonna ha portato due teglie di lasagne e un polpettone con patate da leccarsi i baffi. Voglio dire, quando uscirò di qui chi è che mi darà da mangiare?

E poi mamma mi riempie di carezze, mi fa sentire la musica, anche se a me de André non è che mi piaccia molto, però mi concilia il sonno e va benissimo. In fondo quella è fissata, me la tengo così, che devo fare?

Ammazza, sento che qui proprio non ci sto più, io quasi quasi provo a farmi strada, che dite? C’è una porta, proviamo ad aprirla… uffa non ci riesco, ora mi impegno, spingo, qualcuno aprirà…

Mammaaaaaaaaaaaa!

Aspetto i commenti sul tema, a voi la parola…

2. UN GIORNO COME TANTI ALTRI
Hai preparato tutto da settimane: sacca con tutti i ricambi, 2-3 libri sull’argomento, tecniche di respirazione. Insomma, sei prontissima… o no? Arrivano le contrazioni: “Saranno quelle giuste?”, pensi. Intanto tuo marito sviene e a guidare verso l’ospedale ci devi pensare tu. Ed è solo l’inizio…

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6 risposte a Mi chiamo Leopoldo e non sono ancora nato

  1. M di MS ha detto:

    Che carino questo post!!!!!

  2. Lanterna ha detto:

    Benvenuto Leopoldo! 🙂

  3. mamma al quadrato ha detto:

    Per la serie “parlano tutti di me”, io ho una collega che diventerà nonna a fine giugno e da settimane commentiamo (grazie all’ecografia tridimensionale) di quanto la pupa abbia il naso uguale al babbo e le gote della mamma…
    Bellissimo post, Valentina!

  4. cristina ha detto:

    Eccomi di nuovo. Credevo di essere pronta, lo credevo davvero, lo aspettavo con ansia il mio piccolino, dopo 9 mesi di attesa a fogurarmi che faccia avrebbe avuto, che odore, che manine, che piedini. Poi è arrivato davvero, e mi sono ritrovata spiazzata, per niente pronta, ad affrontare un frugoletto che mi guardava con occhi smarriti, chiedendomi di rinascere un’altra volta, di mettermi in gioco, di mettere da parte tutto quello che ero stata prima. Anche ora, che non faccio una notte filata da un anno e mezzo, è una scoperta ogni giorno, ma ogni giorno esco per andare in ufficio col sorriso. Un abbraccio, Cri

  5. laura ha detto:

    sono mamma per la seconda volta, ho l’opprtunità di vivere ancora questa gioia profonda, che mi ha cambiato la vita. Non si è mai pronti quando arriva il momento, quante volte mi sono immaginata cosa potesse pensare il bambino che avevo dentro, questo post mi ha fatto sorridere, perché forse è davvero così. Noi mamme siamo specialiste a credere di sapere, ma il nostro bimbo in fondo ha bisogno solo di noi, di averci accanto, di camminare con noi, di sentire il calore della nostra pelle. Si imbocca insieme una strada, non so dove ci porterà ma è bello anche non saperlo, scoprendo giorno dopo giorno questa fantastica avventura. Ciao lauis

  6. extramamma ha detto:

    Anch’io ero convinta di fare un leopoldo o un davide, l’ultimo giorno prima di partorire (emma) ascoltavo invece di De Andrè “I’m what I’m” di Gloria Gaynor e pensavo qualsiasi sia il sesso va bene! E così un’altra femmina!

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