succede che poi si guarda una foto

 

Succede che un giorno Valewanda si trova a guardare la foto qui sopra.

E’ una foto del 2004, alle Galapagos, nel viaggio più bello di Valewanda e suo marito, le ande dell’Ecuador e le Galapagos, anche a descriverlo non renderebbe.

Valewanda non aveva figli, non aveva un blog, aveva le sue amiche di sempre e leggeva con calma più o meno i suoi soliti due libri al mese. Aveva appena cambiato lavoro, senza troppo entusiasmo, ma non era ancora insofferente ai meccanismi della grande impresa. Leggeva il giornale abbastanza spesso, rifletteva molto, su tutto. Quando si trovava a conoscere qualcuno faceva sempre molta selezione e approfondiva solo quando una persona realmente le piaceva e la trovava affine. Andava in piscina due volte alla settimana, andava al cinema due sere al mese, organizzava un cineforum a casa sua, con le amiche, con cena precedente e discussione successiva alla fine del film. Era una vita a due, con tanto tempo per pensare, per decidere, per capire, per porsi delle domande e cercare delle risposte: a Valewanda, sempre alla ricerca di qualcosa, ogni giorno sembrava di fare dei passi avanti per provare a essere una persona migliore.

E’ inevitabile per Valewanda, guardando quella foto, complici anche alcuni post di questi giorni e alcune veloci riflessioni a fine giornata, chiedersi dove sta andando ora.

La sua vita è un puzzle a incastri, lavoro, corsa all’asilo, rincorsa al parco, cena, messa a letto della prole, rassettamento della casa, serata a tema variabile, lettura pre sonno, e via di nuovo.

Le amicizie in parte sono rimaste le stesse, in parte sono aumentate, ma il giro si è allargato anche sulle esigenze dei figli, con il risultato che spesso Valewanda si trova a frequentare gente con cui sente di avere poco in comune, solo perché i bambini si piacciono e si ha un momento di pace invece di sentire grida e urli.

Da che ha iniziato a scrivere assiduamente sul blog, e su facebook, e su anobii, i contatti sono aumentati ma, ahimè, se pur a malincuore, Valewanda si rende conto di essere entrata in un vortice troppo grande, troppe persone che gravitano intorno alla sua vita, tante interessanti, ma tante altre di cui, a dirla tutta, gliene frega poco.

Col tempo a Valewanda è venuta l’ansia di non riuscire a leggere, e così ha iniziato a iscriversi a gruppi e catene di lettura di ogni tipo, e a ficcare la lettura nei buchi lasciati liberi da tutte le altre attività: a fine giornata (ovvero a mezzanotte e mezza), davanti all’asilo (ovvero tra le quattro meno un quarto e le quattro), e durante i pisolini del sabato e della domenica dei figli. Purtroppo, per paura di non riuscire a divorare tutti i meravigliosi tomi in bella vista sul comodino, Valewanda ha preso a leggere pagine e pagine alla velocità della luce, per poi rendersi conto di dover tornare indietro di un capitolo, letto con la palpebra abbassata senza capirci nulla.

A Valewanda piace vedere i film, ed ecco che anche lì, per paura di perdersi tutte le bellissime pellicole in circolazione, organizza frenetiche serate, sempre di corsa, di cena e cinema, da cui torna a casa sì felice, ma stanca e distratta, per le troppe cose fatte e quelle ancora da fare.

Poi c’è il giornale sul divano, Valewanda lo guarda ogni sera, sentendosi in colpa per essere ignara in merito all’80% di quello che succede non solo nel mondo ma anche in Italia, nel paese in cui vive, e arriva a conoscere giusto le notizie che anche i sassi non possono ignorare, come la morte di Mike Bongiorno, che persino Mattia è venuto a sapere.

Poi c’è la casa, che Valewanda ha deciso di dipingere di notte, tra fine luglio e settembre, per darle un volto nuovo con colori, quadri e abbellimenti, improvvisandosi con successo imbianchina dall’ora della nanna dei pargoli a poche ore prima del suo risveglio per andare al lavoro e per cui, preso Mattia all’asilo, si è recata quattro volte all’IKEA e un numero imprecisato di volte al Brico e Castorama, per prendere mensole, colori, pennelli, scatole, cornici, e una quantità imprecisata di altre cosucce per organizzare e sfruttare angoli e spazi.

Con la testa che le scoppia, Valewanda ripensa a una frase letta in un bel libro di qualche mese fa ("… Le mamme sono vittime della sirena che bisbiglia: si può fare tutto. Che però diventa, ai loro orecchi stanchi: si deve fare tutto…") e si rende conto all’istante che è esttamente quello che è successo a lei.

E visto che, come ogni anno, settembre anche per lei è mese di buoni propositi, ecco che per quest’anno il proposito sarà un semplice e banale STOP.

 

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21 risposte a succede che poi si guarda una foto

  1. fgem ha detto:

    ti sarà senz’altro salutare. bisogna pensare anche a sè stessi. è un dovere anche quello.

  2. annabella ha detto:

    valentina, ti dico subito che mi è venuto da piangere leggendo il post..non per pena, nè pietà, nè altro simile…ma per malinconia riguardo al tempo andato, alle persone che eravamo e che non siamo più (hai voglia a cercare la me stessa di appena due anni fa, non la ritrovo da nessuna parte..). è tutto diverso e quando ho chiesto ad una amica mamma da poco cosa pensasse a proposito di questa nuova vita frenetica, incessantemente attiva e non sempre felice, mi ha risposto semplicemente: “anna, ti dico solo una cosa, mi ricordo che lo abbiamo fortemente voluto, e che se non lo avessimo fatto lo staremmo desiderando”. detto questo, la malinconia deve durare solo un secondo..
    baci.
    annabella

  3. mamma al quadrato ha detto:

    Spesso ultimamente mi domando quando tornerò ad essere la persona che ero una volta. E io faccio solo un terzo di tutto quello che fai tu.
    Mi sembra giusto rallentare un attimo e pretendere un po’ meno da noi stesse.

  4. marilde ha detto:

    A me pare un salutare, sanissimo stop. Buon autunno e ritmi più lenti.

  5. lorenza ha detto:

    … molto spesso penso a Momo, uno dei libri che ho amato di più, e ai signori grigi che rubano il tempo, e penso che sia una metafora meravigliosa del nostro tempo. Da tenere sempre vicino al cuore. nei nostri propositi. In bocca al pupo! (oooops…. errore di battitura o lapsus freudiano?!? In bocca al lupo!!)

  6. Mr.Loto ha detto:

    Mi sembra un’ottima idea!

  7. vulino ha detto:

    vulino,

    placa queste ansie di fare, leggere, sapere…
    non c’è nulla a cui bisogna stare al passo, non in questo ambito.
    c’è un momento per tutto, bisogna solo vivere sempre con intelligenza. e davvero, sapersi riposare quando è ciò di cui si ha bisogno.
    solo di me non potrai mai fare a meno 🙂

    e io di te…

    sono tornata
    v.

  8. Silvietta ha detto:

    … stiamo riflettendo sulle stesse cose e sugli stessi post… ti auguro di riprendere a leggere con calma e di risentire quell’aria fresca fresca di viaggio e di riposo. Io ci spero – tra qualche anno!…. a presto, s.

  9. chicca ha detto:

    pure io lo penso sempre STOP, ma poi non ci riesco mai…..

  10. Ely ha detto:

    c’è una bella canzone di M.Jackson che si intitola “Don’stop till’ you get it enough”..che significa..”non fermarti finchè non ne avrai abbastanza”…comunque concordo che a volte, un pizzico di sano ed egoistico relax è proprio quello che ci vuole..stammi bene, ciao Ely.

  11. Mamma Imperfetta ha detto:

    Quando accadrà a me di dire “stop” mandatemi da uno bravo perchè significherà che sono in depressione.Buona pausa, Vale.Un bacio.Silvia

  12. M di MS ha detto:

    Capisco e condivido tutte le tue sensazioni. La verità è che in questo caos bisogna saper scegliere, a cominciare da quello che ci piace di più e ci fa sentire vivi. Se per es. scrivere su anobii sta diventando un dovere allora meglio prendersi una pausa. Io per es. non riesco a laggere così tanti libri, perchè la sera dopo cena voglio stare con Marito e alle undici crollo. Ho dovuto scegliere. Cmq, dai che poi i figli crescono!

  13. erounabravamamma ha detto:

    valeeeeee io mi sento abbastanza come te. e quindi che fai, chiudi il blog? io alle galapagos senza figli sono andata nel 2003. capisco tutto quel che dici. (ma verrai a trovarmi nella casa in cohousing? e il progetto di lambrate l’hai visto?)ti abbracciopaola

  14. valewanda ha detto:

    le Vostre parole sono sempre un toccasana di cui ho bisogno. Il blog non lo chiudo assolutamente, è un diario di cui ho bisogno che è una delle priorità.
    @Paola, mi piacerebbe venire a vedere la tua casa, tra l’altro io lavoro lì vicino…
    @M di Ms: anch’io dopo cena sto con marito, e mi trovo a leggere ad orari assurdi…
    @Silvia: infatti io sono come te… devo preoccuparmi?
    @Ely: grazie, ogni tanto fa bene…
    @Chicca:infatti, vediamo se questa volta m’impongo di più
    @Silvietta: vedrai, tra meno tempo di quello che credi…
    @Vulino: lacrimuccia….
    @Mammaalquadrato: infatti, solo che io ci voglio ficcare dentro sempre troppo…
    @annabella: non volevo farti piangere, ma in effetti a vedere la foto mi è venuto il magone

  15. bstevens ha detto:

    cara wanduz, anche io riemergo da un piccolo STOP… e sottoscrivo con tutta me stessa. ((ma com’e’ che siamo cosi spesso in sintonia, io e te?!))

  16. Juan ha detto:

    E’ incredibile come in così poco tempo la nostra vita possa imboccare strade che non ci saremmo mai sognati di intraprendere. Ma dopo tutto come tante cose sono successe, tante altre meritano di essere assaporate. A me succede spesso, rimuginando sui miei anni passati, di notare che le mie fatiche di un tempo, si sono trasformate nei bei ricordi del presente… e mi piace pensare che un giorno, magari non troppo lontano, ripenserò a questi momenti con un sorriso sulle labbra.Salutami tutti!Juan

  17. Ettore ha detto:

    Vale, più che inserire un commento scrivo a ruota libera quello che penso…
    Il post che hai linkato non mi è piaciuto (nella sostanza) per niente, nel senso che non ci ho trovato nulla di affine a ciò che penso, che sento… e credo di essere una voce un po’ fuori dal coro, dato che non sono una mamma, e non sono nemmeno lontanamente dentro al turbine del mamma-web.
    Non so nemmeno come esprimere quello che ho provato leggendo quelle parole, l’unica cosa certa che ho ricavato è l’insoddisfazione (e non la stanchezza, e c’è una bella differenza…) di fondo che la persona che le ha scritte prova per la propria vita. Indipendentemente che si sia mamme, papà, cugini o zii. E non ci si può far nulla a proposito: la si deve solo accettare, sperando di trovare le forze per risolvere la situazione (operare dei cambiamenti?). Certo è che, indipendentemente dai cuoricini che adornano le pagine dei blog delle mamme-web e della loro supposta ostinazione nell’apparire felici e positive, avere due figlie e dire apertamente di essere stanche (non nel fisico, o almeno non solo nel fisico…) del proprio ruolo di madre, oppure ammettere che della propria “maternità” non si sa che farsene… insomma, come dire, palesa un problema reale, profondo, che credo non possa certo venire dalla semplice convinzione che sia una cosa normale, solo che “le altre non lo vogliono ammettere”. O forse ho travisato io le sue parole…
    Sul tuo post, invece, mi viene da dire solo che è pura utopia – questo sì! – pensare di poter essere uguali, e avere la stessa vita di dieci (o anche cinque) anni fa. Io, per esempio, adoravo leggere, e divoravo libri come fai tutt’ora tu. Da cinque anni, però, la mia giornata lavorativa consta nella lettura ininterrotta (a video) di libri che, seppur anni luce lontani da ciò che vorrei leggere per piacere personale, o possa definirsi “vera letteratura” – per quanto snob possa essere questa definizione – mi porta a non avere alcuna voglia di leggere ancora, una volta arrivato a casa. Così i libri che mi piacciono si ammucchiano sul comodino, o sulle mensole… ma cosa ci posso fare? Così è, può anche non piacermi, ma è la mia vita odierna, e riposare occhi e cervello è quello che più sento come necessario fuori dall’ufficio, quindi rimpiangere il passato non avrebbe molto senso, no? E potrei dire la stessa cosa per il cinema (adoro tutt’ora gustarmi un bel film al cinema, o un bel dvd nel mio impianto domestico, ma mia moglie non ha la stessa passione, il tempo è sempre tiranno a casa, così anche lì devo accettare delle rinunce…), la passione per le due ruote, lo sport praticato…
    La conclusione che uno potrebbe trarre dalle mie parole potrebbe quindi essere: “Ma che tristezza la tua vita: hai rinunciato per stanchezza o mancanza di tempo a tutte le tue passioni!”. Magari ha ragione lui. Io, però, mi limito a pensare, con molta onestà e semplicità, che la mia vita sia solo diversa da una volta, e che le passioni, al pari dell’età e delle esigenze personali, cambiano di pari passo, non sono cioè immutabili: certo, molte cose non riesco più a farle, ma sono state sostituite da altre. E non si tratta di cuoricini, ma di oggettività. Sarebbe come lamentarsi del fatto che, a 36 anni, si deve andare a lavorare invece che all’Università, avendo poi tutto il tempo libero che si vuole. Chi farebbe consapevolmente una cosa simile? Credo nessuno: sta nella normalità delle cose, e della vita, accettare questo cambiamento, che quindi si dà per scontato. Oppure chi si lamenterebbe, ora, di non avere più il tempo per giocare con la pista Polistil o con le barbie? Eppure, per anni, questo ha rappresentato per noi l’attività preferita…
    Perché allora lamentarsi di questo quando riguarda la sfera “adulta” e “genitoriale”? A proposito di quello che ho adesso, e non avevo qualche anno fa, quando divoravo libri, passavo i weekend a girare in pista con la moto, guardavo i miei film preferiti fino alle tre di notte, potrei parlare di una moglie, che “toglie” tempo alla mia giornata tipo da single, ma quante “cose” ha aggiunto? O dei figli (a proposito: tra qualche mese Matteo avrà un fratellino…), che fannno strage di tempo libero ed energie, ma quanto regalano (sinceramente, e senza voler essere mieloso) alla nostra vita? O del lavoro, che non è certo paragonabile allo studio (per quanto non tornerei mai indietro ai tempi degli esami da preparare…) e monopolizza le nostre giornate, quando anche non le serate o i weekend, ma mi permette di mantenere la mia famiglia, e di avere una casa che, seppur normalissima, noi adoriamo? E chi dovrebbe attribuire un valore a queste nuove “cose”, piuttosto che a quelle che non abbiamo più? Semplice: noi stessi. Quindi, se siamo ancora qui a rimpiangere ciò che non c’è più, svalutando tutto quello che abbiamo creato, significa solo che, forse, abbiamo fatto le scelte sbagliate, e non siamo soddisfatti della vita che ci siamo creati. Quindi, forse, non avremmo dovuto avere dei figli, se ora ciò che comportano non ci crea solo tanta stanchezza, e magari un po’ più di nervosismo del dovuto, ma vera e propria insoddisfazione e frustrazione. Sarà cinico, ma è così…
    Poi, ovvio, un bello STOP!, inteso come pausa, di riflessione e riposo, è più che necessario, ogni tanto. Per tutti.
    Ma è una cosa ben diversa da quello che ho letto nel link sopracitato…
    Ettore

    PS: la parola che ho dovuto inserire per autenticare il mio commento è “stanca”. Simpatico, no?

  18. Ettore ha detto:

    Mi scuso per la lunghezza improponibile del mio precedente commento.
    Ho scritto di getto, e me ne sono reso conto solo dopo che è stato inserito…
    Ettore

  19. valewanda ha detto:

    @stevens: vedi che siamo in totale sintonia? Urge appuntamento per vedersi…
    @Juan: grazie, davvero, per il bel commento. Mi piacerebbe sapere qualcosa del viaggio in Russia, ti svrivo…
    @Ettore: un po’ lunghetto in effetti, ma non importa, è quello che ti è venuto. Riguardo al link, non ho detto che piaceva il post, anzi, però mi ha fatto riflettere, e tutt’ora mi fa pensare. Cosa vuol dire essere mamme, è giusto sentirsi parte di una categoria, non è meglio essere donne, persone, o qualcos’altro? E’ vero che siamo tutte autoreferenziali? Non so, sono solo domande, non entro nel merito del resto…. solo questo, mi chiedo…

  20. lisman ha detto:

    Ti ricordi quando ci siamo conosciute? Stavo attraversando un periodo molto difficile della mia vita e stavo cercando di fare un po’ d’ordine tra le varie cose che non funzionavano. Una di queste era la mia continua ansia di fare fare fare fare tutto cercare di non perdermi nulla di non sprecare un secondo della mia vita ma finalmente stavo iniziando a capire che così facendo in realtà non mi godevo niente per davvero. Ora mi becchi sempre che non solo non vado al cinema quasi mai ma non so neanche più che film belli ci siano da vedere al cinema, non faccio più neanche mezzo dei vari sport che prativcavo prima, non so più nulla dei locali alla moda a Milano, gli amici li sento e li vedo più spesso su facebook che dal vero, però mi godo la mia bambina che cresce e sono felice perché so che ogni secondo della sua vita è un momento irripetibile e unico che non tornerà più. Prima o poi ricomincerò anche ad andare al cinema, a camminare, a nuotare, a ballare, a veleggiare, a sciare … non ho più fretta e vivo più serena:-).

  21. lisman ha detto:

    Vale, ma il fatto che tu abbia scritto questo post il giorno in cui siamo state a teatro insieme significa qualcosa? Sono una delle persone che vuoi eliminare? :-(Nel mio pst di prima mi sono dimenticata di parlare dei viaggi. Anche quelli mi mancano, però non più di tanto. Avere un figlio per me è stato come fare un viaggio in un paese meraviglioso e sconosciuto.

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