vacanze sognate, vacanze passate, vacanze finite (per fortuna…)

 

A vent’anni Valewanda studiava all’università e frequentava una "cumpa" di gente abbastanza fighetta, camicia a righe, jeans, case in Sardegna, a Courmayeur, e al Forte. Il massimo sperato, per il mese di agosto, era affittare una casa al mare abbastanza comoda, piazzarsi tutti i pomeriggi sotto l’ombrellone con le cuffie, tornare a casa, prepararsi per cena, e iniziare così la serata, fino alla discoteca e alla colazione della mattina dopo davanti a un cornetto caldo e a un caffè.

A trent’anni Valewanda si era già fidanzata e accasata, e l’ideale di vacanza era il viaggio, inteso come ricerca di un itinerario strada facendo. Lei e l’attuale marito fissavano il paese, si armavano di lonely planet, e andavano, felici, con zaino e macchina fotografica. Grecia, Turchia, Spagna, Portogallo, Francia, ma anche Ecuador, Galapagos, Repubblica Dominicana, e via dicendo. Tanti erano i colori, i volti, i profumi, tante erano le emozioni e i fotogrammi che popolavano quelle tre settimane di vita vera, e di magia.

A trentacinque anni, con tre figli al seguito che vanno dall’uno e mezzo ai tre anni e mezzo, Valewanda non chiede chissà che, sogna una casa in riva al mare, il silenzio, l’odore di mirto e liquirizia, il sapore del pesce fresco, una bottiglia di vino bianco bevuta in una veranda ventilata, l’acqua trasparente e una pila di libri sul comodino. 

La realtà di questo mese di agosto invece è stata questa.

Cavalese, Val di Fiemme, Dolomiti.

Ore otto e mezza, Mattia chiama, i gemelli si svegliano, ognuno reclama il suo biberon di latte caldo. Papà Nicola si alza e va con Mattia in cucina, Valewanda si gira dall’altra parte e aspetta che il richiamo dei gemelli si faccia più forte.

Ore nove, la famigliola è in cucina a gustarsi la colazione, sul pavimento gocce di latte, pezzi di torta, biscotti mangiucchiati, la tavola è una fiera, nella confusione Mattia urta la tazzina di caffè che Valewanda aspetta di gustarsi e tutto si rovescia sulla tovaglia.

Ore nove e trenta, vestizione dei gemelli, tra urla beduine, vestizione di Mattia, tra piagnistei sull’abbinamento dei colori, vestizione di mamma e papà in un nano secondo e preparazione degli zaini in vista della gita giornaliera. "Nico, dove sono i biberon?" "Non so, forse in macchina. Hai visto la cartina dei sentieri?" "No, forse era in camera dei gemelli" "Mamma, Riccardo ha aperto l’acqua del bidè, si allaga tutto" "Vale, guarda che è tardi" "Arrivo, arrivo, che pal…pebre….".

Ore dieci, spesa pic nic alla Coop di Cavalese, prosciutto cotto, formaggio a fettine, pane, banane, biscotti, acqua succhi.

Ore dieci e trenta, breve percorso in macchina allegramente condito da pizzicotti di Mattia a Riccardo, calci in faccia di Riccardo a Tommaso, e infinite litanie di Mattia: "Mamma, mi è caduta la macchinina, la prendi? "Papà, mi è caduto il Gormito, lo prendi?", ripetute dalle dieci alle venticinque volte.

Ore undici, arrivo al parcheggio, sistemazione di Tommaso in spalla a Valewanda (dodici chili), di Riccardo in spalla a papà Nicola (tredici chili), e Mattia per mano. Passeggiata di circa un’ora e mezza, con invenzione continuata e mai interrotta di storie fantasiosissime per evitare pignistei insostenibili del treenne.

Ore dodici, dodici e trenta, arrivo alla malga. Che bello, riposo, gambe sotto il tavolo e via con un bel piatto di canederli! Non proprio. Sistemazione di coperta a quadri rosa e verdi sul prato, preparazione di panini, inizio dell’inseguimento dei gemelli. Tommy a destra, verso la scarpata, Ricky a sinistra, verso la cacca di mucca. Tommy dritto, verso la fontana, Ricky dietro, verso la scala ripidissima di accesso ai bagni del rifugio. Tommy a destra, verso la pozzanghera, Ricky a sinistra, verso l’altalena. Un attimo di distrazione, Tommy con in bocca un fungo ("Ossignur Nico, e adesso?" "Vale, al rifugio mi hanno detto che il fungo non è velenoso, meno male…"), Ricky in pieno sotto l’altalena ("Mi dispiace signora, non sono riuscito a fermarmi", "No bambino, non è colpa tua, non preoccuparti…").

Ore tre, Tommy di nuovo in spalla, tra grida e urli, Ricky dentro allo zaino, lamentele di Mati ("Mamma, non voglio camminare, no….), ritorno alla macchina.

Ore quattro, rientro a casa.

Ore cinque e trenta, giro al parco di Cavalese, Mattia gioca a palla, i gemelli scorrazzano allegramente sul prato. "Nico, vedi dove sta andando Ricky? Non è che lì il prato è scosceso e va a finire sull’asfalto?", "No, non credo". "Mamma, mamma, Ricky piange e ha il sangue in faccia!" "Appunto….". Valewanda va da Ricky che piange, papà Nicola tira la palla a Mati, Tommy inizia a correre verso la fine del parco e si butta in strada.

Ore sette, l’allegra famigliola torna a casa.

Ore sette e trenta, lavaggio di Tommy, di Ricky, di Mattia: no comment sulle condizioni del bagno dopo dieci minuti.

Ore otto, mamma Vale abbozza una cena veloce per tutti, papà Nicola si piazza in soggiorno con l’allegra tribù, che nel frattempo si arrampica sulle panche di legno, arriva sul tavolo e dondola il lampadario che, ahimè, è ad altezza decisamente improbabile. Ricky si butta giù, cade, piange. Tommy si butta giù, non cade, si dirige verso il camino, ficca una mano dentro e la tira fuori nera di fuligine. Ovviamente se la strofina sul pigiama azzurrino appena lavato.

Ore otto e trenta, cena, come la colazione.

Ore nove, i gemelli vanno a letto, si buttano giù, e crollano esausti.

Ore nove e trenta, Mattia va a letto, denti, pipì, storia lunghissima di un bambino che si chiama, Marco, Andrea o Mattia, a seconda dell’umore, e di solito ha uno, due, o addirittura tre fratellini.

Ore dieci, Valewanda si dirige verso lo stendibiancheria, piega meticolosamente i panni asciutti, prende dalla lavatrice e stende quelli puliti, carica un’altra lavatrice e la fa partire. Papà Nicola da una sistemata alla maniera sua (vabbè) la cucina, e poi si siede con le parole crociate ("Vale, prendimi la domenica quiz, mi raccomando NON la settimana enigmistica").

Ore dieci e trenta, Valewanda inizia a ricamare uno dei dieci bavaglini per il nido dei gemelli perché ahimè, cinque bavaglie a testa, due asciugamani a testa, due sacche a testa, qualcosa bisognerà pur ricamare a ‘sti poveracci.

Ore dodici e trenta, Valewanda e papà Nicola vanno a letto, lei inizia a leggere uno dei sei libri che si è portata (a fine vacanza ne avrà letti quattro), lui prosegue le parole incrociate.

Ore
una, la luce si spegne. Buona notte!

22 agosto, Valewanda varca la soglia di casa… che bello, lunedì si torna a lavorare, le vacanze sono finite, e vai……. 

 

 

 

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14 risposte a vacanze sognate, vacanze passate, vacanze finite (per fortuna…)

  1. Bella Proff ha detto:

    Mi sento stressata solo per aver letto! No non rimpiango quel tipo di vacanze, i figli piccoli forse, ma le vacanze così proprio no! Complimenti.

  2. wwm ha detto:

    mi sono stancata solo a leggerti!prossimo anno bel villaggetto con baby club che ne dici??un abbraccio e ben tornatawwm

  3. vania ha detto:

    non smetterò mai di dirti che ti ammiro!davvero, io farei una fatica tremenda!!!a presto!!

  4. my ha detto:

    davvero fa venir voglia di miniclub

    oddio l’ho detto

    l’ho detto davvero

  5. Igor ha detto:

    La vera domanda è: come diavolo fate a tirare l’una di notte??

  6. chicca ha detto:

    hihi è stao lo stesso mio pensiero dopo l’esperienza della casa presa per il mese di luglio in toscana. Ad agosto abbiamo optato per 10 gg in albergo tutto compreso…è vero che nel mio caso il figlio è uno solo, ma almeno non dovevo pensare a cucinare, pulire e per lavare mi limitavo ai costumini e magliettine varie…

  7. Silvietta ha detto:

    ecco perchè ci ritroviamo alla grande nell’arte di arrangiarsi!!! le favole, le invenzioni, le mille capriole!!scherzi a parte, come fai a raccontare tutto così? ho bevuto di un fiato il racconto, neanche fosse un giallo!e poi, dai, settembre, nuovi inizi, è ora di rientrare a ripos… opps lavorare!!un abbraccio, forza e coraggio!silvietta

  8. LGO ha detto:

    Io avevo un pensiero-faro. Cresceranno, mi dicevo. Alla fine cresceranno. E quest’anno alla fine per la prima volta dopo tanti anni sono riuscita in dieci giorni di mare a leggere 4 romanzi :-)Coraggio!!

  9. Wonderland ha detto:

    Come ti capisco… certo che con tre è durissima!!!

  10. piattinicinesi ha detto:

    in tutto questo hai letto quattro libri?lo dicevo io che sei speciale

  11. valewanda ha detto:

    @Piattina, da uno dieci quanto ci sei mancata? Venti!!!! Cara, se mi tolgono anche i libri… piuttosto dormo cinque ore a notte, ma togliermi la lettura no…

  12. valewanda ha detto:

    @bella proff e wwm: in effetti se lo rileggo mi stresso di nuovo.. no!
    @vania: grazie, a prestissimo!
    @my: anch’io aborro i miniclub, e forse continuerò a non contemplarli, non so…
    @Igor: almeno la sera un po’ di pace, se no mi sarei sparata…
    @chicca: è vero, me lo dicono in tanti che avrei dovuto, ma ho preferito l’indipendenza della casa
    @Silvia: grazie, sei sempre così carina…
    @LGO: per fortuna 4 libri li ho letti anch’io, alla lettura proprio non rinuncio, no…
    @wonder: ogni tanto penso a te che non dormi, anche quello non scherza…

  13. Manu ha detto:

    direi che al lavoro ti rilassi di più…direi proprio di si…vuoi fare anche un pò del mio lavoro? Guarda che ti rilassi di più…
    Picci

  14. valewanda ha detto:

    @Picci, con piacere…

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