Suonavi per me una foglia di fiore

Le mani strette nei guanti verdi, lo sguardo assonnato, il cuore felice nell’attesa.

Valewanda pensa alla sua giornata da sola, mentre attende l’amica V. davanti alla stazione.

Fa freddo, è presto, un caffè non è bastato a risvegliarla fino in fondo.

Col pensiero, invece, è sveglia da settimane, a godersi l’idea di quel giorno.

Tempo addietro erano andate in Sardegna, loro due da sole, e anche allora avevano preso lo stesso treno, con gli zaini, la nostalgia, e i libri dell’università. L’una con gli occhi sognanti, per De Andrè e il fidanzato, l’altra, Valewanda, con gli occhi malinconici, per De Andrè e un fidanzato che non c’era più. Avevano percorso a fatica i caruggi, cariche, stanche, ma fiere di sentirsi parte di quel mondo, anche se per una mezz’oretta soltanto.

Quindici anni più tardi eccole nuovamente a percorrere via del Campo. 

Kebab, cinesi all’assalto, qualche bar freddo e scuro, una sola panetteria.

"Scusi, ma com’è che a Genova c’è poca focaccia?"

Il passo è veloce e deciso, la pioggia pure, il freddo è pungente, il cuore sbatte contro i portoni stretti e si fa largo tra le facce ostili.

"Via del campo c’è una graziosa…", canta qualcuno.

La vetrina c’è ancora, la chitarra pure, la sua faccia è ovunque a indicare il cammino.

Ancora qualche passo in salita, uno sguardo a S. Lorenzo, grigia e bellissima, finalmente l’entrata.

In silenzio si entra in una sala buia, la sua voce calda scivola addosso e riempie la sala, valewanda è inchiodata lì, guarda, ascolta e legge. Legge le parole, le poesie, gli appunti, legge le pagelle, le lettere, si ferma e rilegge.

"…Papà, perchè non ci liberate? Passa il tempo, qui ci ammazzano, la piccola Luvi non potrà godere dell’affetto della sua mamma… ".

Un pianoforte, una chitarra appesa, schermi bianchi che ognuno colora del suo Fabrizio. Tutti rispettano, ascoltano, anche i bambini: "Chissà, magari Mattia potrebbe…", pensa valewanda.

Una ragazza piange, un’altra studia gli sguardi tra Fabrizio e Dory, un signore sulla sessantina cerca di ricordare le parole di "Anime salve", un altro a occhi chiusi si emoziona per Marinella.

Valewanda va avanti e torna indietro, cerca di rubare ancora qualche momento all’uscita, mentre sceglie un ricordo da tenere per sè.

Nella borsa un libro per Mattia ("…Se verrà la guerra, Marcondiro’ndero…"), un’immagine per la sua stanza colorata, e soprattutto tanti ricordi: una cioccolata calda sotto il diluvio, la vetrina di un negozio, la focaccia unta divorata a morsi, e quelle strade strette piene di vita, che sono Genova ma molto di più.

E una giornata con te, cara amica V., che ad ogni sguardo suonavi per me una foglia di fiore. Questo è per me molto più di tutto.

 

 

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13 risposte a Suonavi per me una foglia di fiore

  1. bstevens ha detto:

    vi immagino, voi due con l’aria furba, tu e lei nella pioggia, nei vicoli stretti e nelle stanze colorate. la prossima volta vorremmo una foto… un bacio w, un bacio v. eli (ops.. b)

  2. my ha detto:

    andro’ anch’io, a marzo.
    mi prendero’ una giornata e andro’ con mio marito…….
    ti pensero’!

  3. Igraine ha detto:

    Strepitosa quella mostra! E il centro storico, tutto pedonale? Vorrei tanto dire due paroline alla Moratti…

  4. Ettore ha detto:

    Non conosco molto bene Genova, ci sono stato poche volte e girovagando sempre negli stessi luoghi, e non conosco nemmeno in profondità De Andrè. Non più di un qualsiasi italiano che l’ha conosciuto grazie ai dischi dei suoi genitori e poi l’ha apprezzato nel fiore dei propri vent’anni. Ricordo ancora oggi un suo concerto all’Arena di Milano, estate 1991 o ’92… niente soldi per comprare il biglietto, quindi attesa all’esterno insieme all’amico del cuore di allora, tra l’altro da poche settimane ritrovato dopo lunghi anni di silenzio e lontananza, ed accesso agli spalti solo per i bis finali, quando i cancelli vengono aperti dagli addetti quasi per pietà nei confronti degli squattrinati che si affollano lì davanti per carpire qualche nota…
    Noto che da un po’ di tempo a questa parte la tua penna (ops, tastiera…) ha virato verso una prosa più delicata, immersa nel ricordo a volte malinconico, ma comunque vivo e intenso. Fase di transizione verso un nuovo stato?
    Ettore

  5. M di MS ha detto:

    Da alcuni anni frequento spessissimo Genova e ho avuto il privilegio di visitarla bene tutta, anche le zone non turistiche, conoscendo bene i genovesi. Sicuramente è una città struggente, come le canzoni di De André. Una volta ascoltavo le sue canzoni e pensavo solo al loro messaggio, oggi non posso fare a meno di pensare anche alla città, perchè c’è proprio tanta Genova nel modo di essere poeta di De André. Io e il marito aspettiamo un giorno libero per visitare la mostra da soli.
    Comunque, ha ragione Ettore: sei molto lirica ultimamente. Si vede che hai tante amiche a cui voler bene.

  6. valewada ha detto:

    xB. lo so che ci immaginavi,te la devo far conoscere la mia amica.
    xMy: uno dei miei pensieri era per te…
    xIngraine: anche a me è piaciuta molto, ci ho trovato molto De Andrè, e poco fenomeno commerciale
    xEttore e M di Ms: è vero, forse sta iniziando una fase diversa della mia vita, sto cercando di recuperare una me stessa un po’ nascosta dalle vicissitudini bellissime stancanti di quest’ultimo anno e mezzo. Vi abbraccio, mi cogliete davvero…

  7. alleg67 ha detto:

    sei dolcissima!!

  8. vulino ha detto:

    Quel giorno passato con valewanda è stato un ritorno a casa. Un ritorno alla mia amica amata da sempre, libera per qualche ora da tutti i suoi uomini, libera per davvero, non in ansia per quello che stava succedendo a casa. Un ritorno alla bella Genova, città che sa di mare e sogni, che evoca l’estate, il viaggio, le passioni. E un ritorno a De André. Sembra banale oggi dire che ho ascoltato i suoi dischi centinaia di volte ma vero è che a 16 anni ho speso in una volta tutti i miei soldi per averli miei. Stiamo parlando di 16 anni fa… ma De André lo ascoltavo già da molto prima. A 12 anni ho proposto alla mia famiglia di recitare la Buona Novella. Avevo previsto un ruolo anche per la bisnonna! A 13 invece ho preparato una tesina sull’Antologia di Spoon River e il disco “Non al denaro , non all’amore né al cielo” dove trovo ancore adesso delle osservazioni emozionanti.
    Non sarei andata alla mostra se non me lo avesse chiesto valewanda. Pensavo non ci fosse bisogno di celebrare De André in quel modo, ma a lei non so dire di no. E come tante volte ha avuto ragione lei che in un momento faticoso della vita mi ha regalato una giornata di sole anche se fuori c’era un tempo da lupi…

  9. lisa2007 ha detto:

    avanti di questo passo mi stai diventando una poetessa.

  10. MadreSnatu ha detto:

    Che bellissimo post Vale! E che bell’amicizia! Una giornata speciale anzi, specialissima, che ci hai permesso di condividere. Brava!
    De Andre’ colpisce sempre al cuore…mio figlio con i suoi tre anni e mezzo canta a memoria “amore che vieni, amore che vai” e mi dice sottovoce “è la mia canzone preferita”!!!
    Un bacione.

  11. valewanda ha detto:

    xVulino: grazie… averti regalato una giornata di sole con un tempo da lupi è una gran bellezza…
    xLisuccia: troppo buona…
    xSnatu: grandioso Attila, mattia invece si diletta con marcondiro’ndero, con libro illustrato. E ride come un matto quando sente: “sian furbi o sian cretini…”

  12. torta ha detto:

    che bello, che invidiaaaaa
    mi manca genova e mi manca de andrè…
    baci torta

  13. valewanda ha detto:

    @torta: prendi e vai sù…

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