cara Mariastella, ma tu…

 

"Cara" Mariastella,

domanda: ma tu coi maestri NON unici o coi professori C’HAI parlato qualche volta oppure no?

 

Ieri, uscita dall’asilo di Mattia, mamma Vale incontra la mamma della simpatica bimba M, e la branca volutamente per uno scambio a tu per tu.

"Ciao mamma di M"

"Ciao mamma Vale"

"Come stai? Immagino che tu sia sul piede di guerra"

"E’ dire poco, sono furibonda…"

"Ci credo, visto che di mestiere fai la proffe"

"Non solo, ma sono una cosiddetta precaria"

"Ah sì?"

"Già, precaria da soli DICIASSETTE ANNI".

"Azz…"

"Praticamente una vita investita nella scuola, e ora?"

"Ma cosa facevi prima?"

"L’avvocato, ma ho lasciato studio e professione per fare l’insegnante"

"Porca paletta"

"E dall’anno prossimo farò la disoccupata, bello vero?"

"Mi spiace"

"Guarda, sono senza parole, se penso anche a tutti quelli che hanno pagato per fare la SILSIS e hanno buttato via soldi e tempo, rinunciando magari ad altri lavori per seguire le lezioni, e ora?"

"Già…"

"Un disastro, tra un po’ le scuole saranno delle fondazioni"

"Senti, una domanda…"

"Dimmi Vale"

"Volevo chiederti, ma cosa ne pensi della classi ponte? Per la tua esperienza, i ragazzi che non sanno una parola d’italiano, in classe ce la fanno a seguire?"

"All’inizio fanno una fatica tremenda, non capiscono niente"

"Immagino"

"Però si applicano cinquanta volte gli altri, sono attentissimi, vanno a lezione anche il pomeriggio e hanno degli insegnanti di sostegno".

"E…"

"E dopo tre mesi, quattro, sanno l’italiano. Hanno delle difficoltà a scrivere, ma per il resto se la cavano benissimo, e nelle materie tecniche sono bravissimi, molto più degli altri"

"Ah!"

"Questo per la mia esperienza… e poi vengono molto aiutati dagli altri compagni, c’è solidarietà…"

 

Questo solo per dare una testimonianza che tocca solo due temi della chiacchieratissima, scandalosa, riforma… vedete voi…

 

 

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27 risposte a cara Mariastella, ma tu…

  1. Ettore ha detto:

    Mamma Vale, questo è uno dei punti che meno vengono discussi della questione. Quello dei precari… eterni. E, essendo precari, non sono “posti di lavoro” che vengono tagliati in senso stretto, quindi la cosa gioca a favore di certe cifre che vengono sbandierate come replica a chi si oppone a questa “riforma”. La cosa che però più mi interessa, qui, commentare, è la questione delle classi ponte. E la tua testimonianza è davvero significativa.
    Poco tempo fa facevo due chiacchiere con una mia collega che ha tre figli e molta sensibilità, e le sue parole mi hanno fatto molto riflettere. In pochi pensano a questi bambini figli di immigrati come a… dei bambini! Invece sono dei cuccioli di 6 anni, catapultati in un mondo sconosciuto, spersi, impauriti… senza la possibilità di capire quello che le persone, e i bimbi intorno a loro dicono. Ma vi rendete conto? E poi, magari, ci tocca sentire la mamma saputella e snob di turno che si lamenta perché “per quale motivo mia figlia deve stare in classe con un bambino che non parla l’italiano? Perché deve rimetterci lei, visto che le maestre dovranno dare più attenzioni a questi bambini che non capiscono?”
    Il colmo, infine, è che tutto venga presentato come “un riguardo verso questi bambini stranieri”. A proposito di “discriminazione transitoria positiva”…

  2. piattinicinesi ha detto:

    è proprio vero vale, più si parle con le dirette interessate più vengono fuori le verità….

  3. nenet ha detto:

    arrivano freschi freschi e pensano di cancellare con un colpo di spugna la vita delle persone … io penso che non ci hanno pensatop alle conseguenze … a quanta gente dopo anni di lavoro si ritrova a spasso magari con una famiglia e un mutuo da pagare senza magari potersi riqualificare … è terribile!!! Se ci avessero pensato … oppure è gente senza scrupoli, abituata ad avere tutto pronto senza sforzi … non so cosa pensare … anche noi con il nostro lavoro siamo nell’occhio del ciclone … speriamo bene! un bacio Nenet

  4. supertri ha detto:

    Ciao Vale,Leggo spesso il tuo blog. Io scrivo da Bologna e sono perfettamente d’accordo con Ettore. Anche se mio figlio frequenta solo la materna ho ben presente certe situazioni. Dal momento che non mi sembra ci siano persone ragionevoli “ai posti di comando” mi sa che siamo solo all’inizio….E poi mi ha sempre fatto ridere (amaramente..) l’abitudine di citare numeri e statistiche a vanvera. Sarebbe ora di finirla di aggiustare i numeri in base al proprio tornaconto.Un salutoSimona

  5. Jolanda ha detto:

    Scandaloso e vergognoso: queste sono le prime parole che mi vengono in mente se penso al decreto sulla scuola. Pazzesco…

  6. emily ha detto:

    io ho fatto l’insegnante x 3 anni ma questi ragazzi che nn sanno l’italiano ma si applicano tantissimo nn li ho mai trovati.
    nelle classi invece di ascoltare facevano casino e davano fastidio ( nelle migliori delle ipotesi).
    lo so che sono discorsi antipatici, evito di farli xkè irritano, ma ho avuto un rigurgito di bile, perdonami, nn sono riuscita a stare zitta.
    ieri ho trovato il vecchio insegnante dlle medie di mai figlia: lei ha fatto 3 anni splendidi, sono riusciti a fare tanto latino, avevano un prof molto in gamba.
    gli ho chiesto come va quest’anno, se ha una bella classe e lui mi ha risposto: ho una classe di 22 ragazzi, con 8 extracomunitari e 5 di questi nn sanno una parola di italiano. Secondo lei come va?
    ecco, tanto x avere un’altra testimonianza

  7. alleg67 ha detto:

    ecco, dopo quello che diro’, forse vi saro’ ancora piu’ antipatica, ma come emily devo dire la mia!!

    come sapete io vivo all’estero, mia figlia va in una scuola francese, i bambini che vanno DEVONO sapere il francese se no non entrano, indipendentemente dalla classe, compresa la maternelle, ed é un bene, perché se no ci sarebbero troppi problemi…

    chiedete ai bambini che sono lasciati da soli , abbandonati a loro stessi perché non sanno la lingua e i genitori molte volte non li possono aiutare perché neppure loro la conoscono, per cui ben vengano le classi ponte, per aiutarli ad inserirli in una realtà completamente diversa dalla loro e non é discriminazione, ma é un aiuto all’integrazione e non sentirsi esclusi… provate a vederla da questo punto di vista, chiedete ai bambini che sono catapultati in una classe senza capire un bel niente…

    io , ne ho conosciuti vengono in vacanza, alcuni parlano italiano meglio di me, ma sono nati in italia e hanno vissuto solo la realtà italiana, e quindi é giusto che stiano in una classe normale, ma gli altri? perché non fare un test per vedere a che livello sono ed inserirli nella classe piu’ giusta? e quando non si puo’ perché sono a zero un aiuto si puo’ dare, con insegnanti adeguati alla loro preparazione?

  8. tort ha detto:

    ma perché, i bambini che non sanno una parola di italiano messi in una classe ponte con altri bambini che parlano lingue diverse cosa imparano in qualche mese? Poi mi chiedo come sarà per loro essere buttati in una classe dove gli altri sono già avanti, e loro all’inizio..

  9. valewanda ha detto:

    @ettore: perfettamente d’accordo con te. Il governo ha detto: “Noi non licenziamo nessuno!”, proprio perché ufficialmente se uno è precario non è assunto, dunque nemmeno licenziato…
    @piattini: infatti, diamo loro voce!
    @supertri: questo purtroppo lo fanno tutti i politici, di girare numeri e statistiche come più gli fa comodo…
    @nenet: esatto, schiacciasassi…
    @Jolanda: già…
    @emily: grazie della testimonianza ma mi chiedo: solo loro facevano casino? Io non sono professoressa, ma alle elemntari miei compagni che sapevano bene l’italiano, italiani da sempre, saltavano sui banchi…
    @alleg67: non mi sei antipatica! Ma pensa a questi ragazzi, quando torneranno nelle classi “normali”, come saranno, ovvero etichettati come quelli delle “classi ponte”. Già l’integrazione non è semplice in generale, ma m’immagino come sarà difficile essere i diversi, a quel punto.
    @torta: me lo chiedo anch’io…

  10. Ettore ha detto:

    Sono d’accordo con l’ultimo commento di tort.
    Con emily, invece, voglio condividere la mia esperienza. Alle medie (non alle elementari…!) avevo almeno due compagni di classe che parlavano davvero male l’italiano, e lo scrivevano ancora peggio. Non era certo un aiuto per il resto della classe il fatto che la professoressa di italiano dovesse spiegare cose che avrebbero ormai dovuto far parte del bagaglio culturale di uno studente di 12 anni, però era ovvio che lo dovesse fare, perché facevano parte della classe anche loro come tutti noi, che l’italiano lo sapevamo come un altro qualsiasi dodicenne. Ah, dimenticavo di dire che questi due studenti erano italianissimi…
    E alle superiori avevo moltissimi compagni che facevano un gran casino durante molte lezioni (per non dire di peggio), si sono beccati 7 in condotta a ripetizione, qualcuno è stato pure sospeso e poi bocciato. Ah, anche qui di immigrati zero…
    Tutto questo solo per dire che le cose di cui ci stiamo occupando non sono poi tanto diverse da quelle che già conosciamo perché le abbiamo provate tutti in prima persona. Chi disturba, che sappia l’italiano o meno, verrà trattato dai professori di conseguenza. Chi è più indietro verrà (per quanto possibile) aspettato e aiutato dai professori, a volte a scapito del resto dei suoi compagni. Insomma… niente di nuovo sul fronte occidentale…
    Però indipendentemente dal fatto che si tratti di italiani o meno.
    Ah, e non è secondario ricordare che stiamo parlando della scuola dell’obbligo PUBBLICA, che per definizione deve essere uguale per tutti i bambini. Qui, invece, si vuole inserire un vero e proprio test di ammissione, che mi pare quantomeno incompatibile con la natura stessa della scuola pubblica (e se poi alla fine di questi mesi “intensivi” lo studente non dimostra di avere appreso la lingua, cosa si fa? Gli si rifiuta l’inserimento in classe? Cioè… gli si impedisce di frequentare la scuola che, per legge, deve frequantare?).

  11. Ettore ha detto:

    Dimenticavo una cosa per me molto importante. Non sono un insegnante, né un educatore, quindi è solo il mio modestissimo parere… però io ho un concetto di “intensivo” radicalmente diverso dal ministro.
    Chi di noi non è stato, almeno una volta, nella classica “vacanza studio” all’estero? Ecco, quello è il mio esempio perfetto di “intensivo”, inteso come full immersion. Host Family meglio del college, e classi con meno italiani possibile per evitare di parlare con loro… ovviamente in italiano. La prima volta in UK ricordo che non capivo praticamente nulla: a casa, poi, era davvero un dramma. I due signori che mi ospitavano mi chiedevano cosa volessi per cena, se mi piaceva questo o quello… io rispondevo senza aver capito praticamente niente. Però, alla fine delle tre settimane, l’inglese lo sapevo di certo molto meglio di quando ero partito.
    Quindi, sono portato a pensare che una classe a parte, composta di bambini che l’italiano non lo sanno, e con solo gli insegnanti a cercare di insegnargielo, non sia il metodo migliore per raggiungere l’obiettivo. La vera “full immersion” la si avrebbe in una classe normale, con la stragrande maggioranza di bimbi italiani.
    All’amica che ha condiviso la sua esperienza francese, invece, avrei una domanda da porre, per mia personale curiosità. Ossia, la scuola frequentata da sua figlia, nella quale è necessario/obbligatorio conoscere il francese (anche alla maternelle) è pubblica? Questo solo per conoscere un po’ di più il sistema scolastico francese.

  12. Ettore ha detto:

    Chiedo scusa per i refusi nel post precedente. E’ tardi, ho scritto di getto, e sono stanco. Infatti ora vado a nanna… Buonanotte a tutti.

  13. alleg67 ha detto:

    si, é per cosi’ dire pubblica la scuola francese anche se a pagamento, qui siamo in marocco!!
    e noi in qualità di italiani paghiamo il doppio rispetto ai francesi e un terzo in piu’ rispetto ai marocchini, per intenderci…

    non so, forse avete ragione, ma io vedo come funziona qui, e funziona benissimo per cui, non vedo perché non dovrebbe funzionare anche cosi’ altrove, la scuola francese é sempre stata cosi’, ma vi parlo anche di 30 anni indietro eh?
    mio marito ha fatto la stessa scuola di mia figlia, quando é entrato aveva 5 anni, parlava italiano e francese…

  14. Ettore ha detto:

    Grazie della precisazione! Non ho comunque ben capito cosa significhi “per così dire pubblica”, nel senso che (secondo me) o lo è, o non lo è.
    Però… mi vien da pensare che, essendo la tua scuola a pagamento, si tratta di una situazione ben diversa. Se pago per un servizio, è ovvio che debba funzionare al meglio, quindi pretendo che ci siano meno ostacoli/problematiche possibile. Qui, invece, parliamo della scuola pubblica dell’obbligo, che è senza retta di ingresso (facciamo finta di non sapere che, in realtà, la paghiamo comunque, con le tasse che paghiamo… se le paghiamo) e deve essere garantita a tutti senza barriere di alcun tipo. Altrimenti, un domani qualcuno potrebbe anche stabilire che chi (per esempio) non sa perfettamente l’aritmetica non possa accedere alle classi comuni fino a quando non abbia completato un ciclo intensivo separato, e così via per qualsiasi altra possibile discriminante.

  15. alleg67 ha detto:

    il per cosi’ dire pubblica, lo é perché non é privata, e nemmeno parastatale, solo che é a pagamento perché si trova sul territorio marocchino, ma é a tutti gli effetti dipendente dal ministero della scuola direttametne da Parigi.

    no, guarda il test consiste alla maternelle di capire se gli parlano in francese, e se sono in grado di rispondere, per le classi piu’ avanti serve la comprensione del francese, ma non viene fatto loro un test sulle altre materie.

    in francia é la stessa cosa, nel senso che quando arrivi e si tratta di scuola pubblica gratuita, compresi libri di testo, buoni per i vestiti scarpe e tutto l’occorrente, ed é dell’obbligo, viene fatto un test e poi inserito nella classe piu’ adeguata anche se hai 10 anni vai in prima elementare se non sai nulla, non so se riesco a spiegarmi come vorrei..ma non si tratta di discriminazione ma di integrazione..

    scusa vale…

  16. valewanda ha detto:

    @ettore e alleg67: comunque mi fa piacere che si discuta, non c’è da scusarsi, è il bello dei blog. Io, in generale, sono più d’accordo con Ettore perché ritengo, come ho scritto, che i ragazzi che andrebbero nelle classi ponte sarebbero comunque additati poi come diversi, e l’integrazione già difficile ne sarebbe compromessa. E poi secondo me non è facile stabilire dei limiti a questa cosa, ovvero dare una soglia su chi sa bene la lingua e chi non la sa. Comunque, in generale, il concetto di test d’ammissione proprio non mi va giù.

  17. Ettore ha detto:

    Ecco, grazie al tuo ultimo commento, alleg67, ho finalmente capito! E dico che quello che mi hai spiegato è anche condivisibile. Magari potrà creare problemi di natura diversa (per esempio bambini di 10 anni in classe con altri di 6, con tutto ciò che ne deriva a livello di socializzazione o “fisicità”…), però l’idea di valutare la capacità di comprensione/espressione nell’idioma locale, e in base a quella inserire il bimbo nella classe più affine, non mi sembra tanto male. Però è ben diverso dal creare classi separate, non credi? Insomma… per i bambini che hanno più di 6 anni si potrebbe anche considerare la soluzione da te descritta, e mandarli magari ugualmente in prima proprio per partire da zero imparando al meglio l’italiano, ma con quelli che di anni ne hanno 6, e dovrebbero comunque partire dalla prima…
    PS: comunque sia, confrontarsi educatamente esponendo le proprie idee ed esperienze è una cosa, per me, apprezzabile e molto positiva. Tra l’altro, accade sempre più raramente, quindi dovremmo ritenerci quasi delle mosche bianche…

  18. alleg67 ha detto:

    grazie Vale per lo spazio e grazie Ettore, per il dialogo educato , che anche tu hai avuto, é bello capire dinamiche differenti e vite vissute in modo differente é solo cosi che si cresce!!

    bisognerebbe trovare un giusto metodo senza la discriminazione di nessuno e pensare solo ai bambini …

  19. Raperonzolo ha detto:

    Rispondo a Emily.Nella classe di Figlio-uno, l’anno scorso su 30 bambinii:4 non sapevano l’inglese.2 sono dislessici1 era autistico1 era affetto da ADD (attention deficit disorder)2 appartengono ad una rigorissima setta cristiano-protestante tipo gli Amish (i Brethen)con restrizioni tali che sono esonerate dall’uso di computer e durante la ricreazione hanno bisogno di una “spazio”loro per la merenda perché non possono mangiare in pubblico. Tornano a casa a pranzo.Con oltre il 30% di bambini a statuto speciale la si potrebbe definire una classe problematica, invece, grazie alla fantastica organizzazione del sistema, è una classe straordinaria che per comportamento e rendimento scolastico figura tra le migliori della scuola.Ora i 4 bambini dell’est europeo parlano perfettamente l’inglese e sono totalmente integrati. Se c’è la volontà d’integrare si lavora ad un sistema perché l’integrazione sia possibile senza rovinare la vita agli insegnanti e compromettere l’andamento della classe. Il governo attuale italiano invece non mi sembra abbia volontà d’integrare, ma solo di emarginare.

  20. valewanda ha detto:

    @ettore e alleg67: non mi ringraziate, sono contenta anch’io se si può parlare con modo sereno ed educato, il confronto è importante.
    @Rapè: ecco, questo intendo io per integrazione, ma temo che, anche volendo, qui non ci sia la preparazione socio pedagogica per affontare situazioni del genere, a prescindere dai governi e dai provvedimenti di legge. Se anche ci fossero da noi classi così, non si saprebbe come gestirle, ahimè…

  21. bstevens ha detto:

    ho letto tutto d’un fiato post e commenti… bello trovare uno spazio di discussione qui da te, vale, e con te. bello sul serio.

  22. valewanda ha detto:

    @B: grazie B, mi fai emozionare…

  23. la verità ha detto:

    La Gelmini è una donna saggia e coraggiosa perchè ha avuto la forza x fare ciò che altri temevano…si è fatta una confusione tremenda in tema di riforma scolastica, io sono diciamo un’addetta ai lavori e assicuro che quanto riportato in giro da certa opposizione è letteralmente deformato e fazioso. Per dirne una: si è detto che col maestro univo si torna in dietro, che non è buono x gli alunni ect…mi ricordo che quando si introdusse lo schema dei maestri per materia si disse la stessa cosa” ma così il bambino è confuso, non si lega all’immagine di un solo insegnante di conseguenza ha difficoltà nell’apprendimento e nel rendimento…”e allora che stiamo a dire ora? Inoltre bisogna specificare che si tratta di maestro “prevalente”nel senso che x certe materie caratteristiche come l’inglese, l’informatica e altro continua ad esserci il maestro a parte…il discorso dei tagli è ancora più complesso, mi fa specie quanto venga utilizzato l’argomento per scopi politici, viene aissata la folla (cosiddetti studenti che spesso non sanno nemmeno perchè stanno lì in piazza…)a proprio piacimento..ad esempio come sappiamo in questi gg l’università protesta…e ci credo! hanno toccato il cd baronato! professori e alte figure che guadagnano sui contribuenti e che non svolgono in modo efficiente il lavoro, gente che prima di lasciare il posto inserisce il figlio o altro parente sviando le normali procedure…e mentre l’università crolla…si è criticato il fatto di poter trasformare l’università in fondazione e anche qui travisando di proposito…occorre una delibera interna con un largo consenso x fare ciò da parte dei membri che compongono la gestione universitaria, invece si è detto che il governo voleva modificare l’assetto in maniera forzata…ecco un’altra bufala…potrei continuare all’infinito a smascherare tutto ciò che si è detto, un consiglio a tutti anche alle mamme: non lasciate che usino il fatto degli studenti, dei babini in difficoltà col maestro unico, non fatevi abbindolare, leggete voi il testo tanto discusso e formatevi un’idea personale…e con ciò chiudo.

  24. pilic73 ha detto:

    nel mio lavoro mi sono accorta che spesso la notizia data dai giornali e dalla tv non corrisponde alla realtà dei fatti….
    un solo commento ed una sola domanda. il commento: il precariato esiste da anni non l’ha creato la gelmini come non è stata la gelmini a mettere in ginocchio il mondo della scuola. la domanda: chi si è preso la briga di leggere il testo della norma?

  25. Ettore ha detto:

    Io l’ho letto. In rete non è complicato trovarlo.
    Anche perché questa presunta riforma… si limita a una manciata di articoli. O no?
    Sul fatto che ciò che riportano tv e quotidiani non sia da prendere come oro colato mi trovate assolutamente d’accordo. Ma non mi pare che qui si stesse discutendo di un qualche editoriale, o di un qualche servizio del tg. O sbaglio?
    Sul fatto che la Gelmini sia una donna coraggiosa… io non so cosa rispondere. Non la conosco di persona, quindi non mi pare il caso di esprimere un giudizio simile né in positivo, né in negativo. Chi lo fa, invece, presumo la conosca personalmente per dire una cosa del genere.
    Da quel poco che mi è parso di capire, però, forse coraggiosa lo è davvero. Dato che si danna l’anima per spacciare come riforma della scuola una manciata di articoli che di organico non hanno nulla, perché così il suo governo le ha detto di fare per ragioni che di “educativo” non hanno niente, sulla base di mere ragioni ecomonico-finanziarie. E coraggiosa lo dev’essere di certo, perché così facendo si renderà, probabilmente, politicamente impresentabile in future legislature (anche se nei nostri politici il concetto di pudore è assai labile). Insomma, si sta immolando per la causa.
    A proposito dei baroni (spuntati fuori di colpo da qualche settimana. Prima non ne parlava nessuno, e a me viene da chiedermi chi li abbia messi lì, questi baroni. In fin dei conti, in ogni sistema feudale che si rispetti, è il signore – in senso giuridico medievale – a nominare i suoi vassalli…), ho cercato con pazienza un punto specifico della riforma che mini alle fondamenta questo sistema. Ma non l’ho trovato. Forse mi potete aiutare voi…
    Sul maestro prevalente/unico (ancora si devono mettere d’accordo su come definirlo, dato che ogni membro di questo esecutivo che va in televisione a difendere la riforma lo chiama in un modo o nell’altro… indifferentemente… a giorni alterni. Tanto per dimostrare che, forse, sono proprio quelli che l’hanno scritta questa riforma a non averla poi riletta bene…) l’unica cosa certa è che non sarà di certo in grado di “tenere a bada” classi di 20-25 bambini per 8 ore. Perché, se non sbaglio, là dove il tempo pieno verrà mantenuto sarà lo stesso maestro a tenere la classe mattina e pomeriggio. Ai miei tempi, il maestro del doposcuola non era lo stesso del pomeriggio… Ora, invece, lo sarà. Ma, soprattutto, leggendo il testo della riforma si capisce che si demanda agli istituti scolastici l’organizzazione delle classi a tempo pieno, in base alle necessità. Peccato che non si dica nulla a proposito delle risorse (umane ed economiche) necessarie allo scopo. E mi riesce difficle pensare, a fronte dei tagli nel personale e nei fondi, che gli istituti possano poi fornire tranquillamente, e su tutto il territorio italiano, tale servizio gratuitamente. Così si finirà ad avere scuole di serie A, e scuole di serie B. Magari in regioni di serie A, e in regioni di serie B… E se la scuola di mio (o vostro) figlio non avrà la possibilità di avere il tempo pieno, o magari non per tutti i bambini che lo richiedono, cosa farò? Se non avrò i soldi per permettermi una babysitter? Mi licenzio per poterlo tenere il pomeriggio? Lo faccio stare a casa dassolo? Lo faccio crescere ai suoi nonni? E se quei nonni mio figlio non li avessi più? O io non ritenessi moralmente accettabile che i nonni debbano essere trasformati in babysitter?
    Insomma, a me pare che gli interrogativi, i limiti e i punti oscuri in questa riforma siano molti. A prescindere dall’orientamento politico che si ha, che non mi pare comunque sia mai emerso nella nostra discussione.
    Questo è quel poco che io sono riuscito a capire, con la mia testa, in queste poche settimane, leggendo il testo della riforma, ragionandoci su e ascoltando pareri di una parte così come dell’altra.

  26. valewanda ha detto:

    @pilic73 e la verità: scusate, è tardi e non ho tempo di rispondere come vorrei a “la verità” e a Ettore, do solo un parere. Io il testo l’ho letto, e ho accettato di parlarne proprio solo dopo averlo letto, perché so bene che giornali e tv riportano apposta le cose male, a loro favore. E’ vero, il precariato non l’ha introdotto la Gelmini, però non si può ingorare che i precari ci siano, e magari lavorano con incarichi annuali, quindi uno che lavora tutto l’anno nella scuola c’è a tutto tondo, non si può ingorarlo e cancellarlo da un giorno con l’altro con la scuusa che, visto che è a tempo determinato, allora non si licenzia nessuno. E’ un discorso un po’ semplice. Riguardo a quello che dice la verità sui dati manipolati, ho letto un bel dossier in cui venivano interpretati da insegnanti i falsi dati sia dal governo e dall’opposizione e ce ne solo per gli uni e per gli altri nel modo di interpretare la riforma. E’ vera una cosa però: certo, il maestro unico non è unico ma è prevalente, ma gli insegnanti che lo affiancheranno saranno solo quelli di inglese e religone che, come sappiamo, occuperanno solo poche ore la settimana (ovvero 2 di religion e 5 di inglese). Quindi, chiamiamolo come vogliamo, anche prevalente se vogliamo dar peso alle parole, ma resta che questo tizio dovrà gestire 25 ragazzini praticamente tutto il giorno, affiancato qualche ora da altri. Che sia unico o prevalente non cambia la sostanza del problema. Per ora mi fermo qui, scusate, se riesco cerco di ritornare sul punto.

  27. valewanda ha detto:

    @la verità: un’altra cosa. Il termine “insegnante unico”, che ora viene disprezzato dai fautori della riforma Gelmini come se fosse stato inventato dai contrari, in realtà è utilizzato proprio dalla Gemlini, posto che l’articolo 4, è titolato così: “Art. 4. Insegnante unico nella scuola primaria”. Ho fatto copia e incolla, giusto per evitare fraintendimenti. Per quel che riguarda i presunti “abbindolamenti”, grazie al cielo ho gli strumenti per saper leggere i testi di legge e farmi un’opinione tutta mia. E ciò a prescindere dai partiti e gli orientamenti politici, posto che il tema di cui si tratta è vitale per l’avvenire di tutti.

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