spingendo la notte più in là


“Spararono a mio padre alle 9.15, mentre apriva la portiera della Cinquecento blu di mia madre.” Era la mattina del 17 maggio 1972 e il commissario Luigi Calabresi venne ucciso da un colpo di pistola, lasciando la moglie incinta e due bambini, oltre ad una profonda dignità. Il libro è una testimonianza dura di quegli anni bui della storia d’Italia, gli “anni di piombo”, nei quali tutto era incerto, prima fra tutte la nostra identità di Stato. Mario Calabresi, il primogenito di famiglia, oggi corrispondente di Repubblica da New York, ripercorre con coraggio le tappe di una ferita ancora aperta, per lui e per tutti. Il libro è un pezzo della nostra storia, è il racconto di una famiglia unita, lacerata dal dolore e della sofferenza, fatta di silenzi, di pianti, di scriscioni e insulti, di indifferenza. Una famiglia che ha saputo con coraggio guardare avanti, accettare con rispetto ogni decisione presa nel rispetto della comune identità, e si è rialzata guardando in faccia, con dolcezza, ogni giorno, cercando nei gesti quotidiani una nuova poesia.

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Una risposta a spingendo la notte più in là

  1. elisabetta.manfucci ha detto:

    dalla sofferenza più cruda viene sempre una perla preziosa. questo libro è molto bello, grazie per la dritta.

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