nascosta tra le vie
Un tempo andavo in un posto incorniciato tra il mare e le case colorate.
Un tempo in cui ero diversa, a inseguire week end di pasta al pesto e serate chiassose nei locali vicini.
Un tempo andavamo in tanti, troppi, ammassati in una casa data per scontata dalle scale troppo strette, al buio.
Un tempo non ero io, era un’altra me, in attesa di capire in quale strada andare, quale porta aprire.
Molti anni dopo mi metto a pensare a quello stesso posto, nascosto tra ricordi troppo lontani, eppure bellissimo, nonostante tutto.
Ripenso a una perla intatta, quattro case arrampicate e un porticcolo incantato, una spiaggia di sassi e una focaccia buonissima, nessuna macchina, nessun rumore.
Ripenso al silenzio, alle luci lontane.
Ripenso a una passeggiata lenta, a novembre il cielo grigio e il mare a incorniciare un quadro, le serrande chiuse, le chiacchiere a parlar di niente sul muretto della via.
I volti non mi dicono più niente, persi nelle loro strade senza un perché, nessuna nostalgia per compagni che il tempo ha portato lontano.
I luoghi sì, di quelli avevo nostalgia, rimpianto di non averne colto l’immobile e segreta bellezza, la cornice unica dei posti dipinti dalle mani di un pittore.
Li vado a ripescare, cerco una casa che sia proprio lì, in quella cornice perfetta, quattro passi dal mare, quattro passi dalle barche azzurre e rosse, quattro passi da una minuscola passeggiata, quattro passi dalla chiesa e dal gabbiano lassù.
Ricaccio indietro gli affanni e le brutte sensazioni del periodo, cammino lentamente, guardo i bambini giocare a palla, scavare buche, lanciare sassi, litigare, bevo un caffè in un bar diverso ogni giorno, mangio una focaccia che solo qui, compro un piccolo anello di legno e fiori verdi, scrivo minuscoli fogli in cui disegno pesci e immortalo sensazioni.
Immagino come sarebbe avere qui un rifugio minuscolo, dipinto di azzurro, una finestra su una scalinata ripida, due ore da Milano e seanche sentirle, penso che mi piacerebbe eccome, ma solo a me.
Ci concediamo anche una tonsillite forte, che non passa, ma andiamo in spiaggia lo stesso, e da lì a passeggiare con amici al paese vicino, incoscienti ci chiameranno, le medicine un giorno possono aspettare.
Ripartiamo e ritorniamo qui, ma a me non passa, non passa il ricordo di un posto che è per me, e mi sento come nascosta tra quelle vie, a rapire momenti, a carpir sensazioni…



















bellissimo post e sensazioni davvero speciali. che bello vivere giorni così, a parte la tonsillite che passerà, così come è arrivata!
Grazie Trilly!!!
Io li chiamo i miei pezzi di cuore. E me li tengo stretti
Lorenza, pezzi di cuore mi piace, immagazzino
capita a volte anche a me, la nostalgia dei luoghi, forse delle emozioni, di qualcosa che ha a che fare con il modo in cui quei luoghi dialogavano con le parti più sommerse e profonde di me.
Quella nelle foto, però, è la mia liguria..
piacere di conoscerti valewanda!
Ifruttirossi, in Liguria non vado spesso, ma quando ci sono non mi delude!
Vi siete mai chiesti perchè i romanzieri maschi sono migliori delle femmine? Un tempo l’accesso alla cultura discriminava, oggi non più.
Eppure basta guardare gli scaffali delle vostre librerie, i libri sul comodino, quelli dei vostri amici: il confronto è impietoso.
Perchè?
Mentre mi riportavano in stanza dopo un piccolo intervento alla mano, mi era venuto in mente questo aneddoto: “Sapete la differenza tra un chirurgo, un informatico, Berlusconi e un romanziere? Nessuna. Tutti e quattro credono di essere Dio! Ma uno di loro lo è veramente.”
Tutti aneliamo all’eternità, nessuno escluso.
Per le donne è più facile: gli uomini si consolano coi romanzi.
Grazie ancor di più allora Vale, per quest’assaggio d’immortalità.
Ale grazie davvero, non so cosa dire…
Che bello questo post e la piccola camogli é una piccola poesia
Biancume, ne ho scritto un altro a settembre, tra Camogli e Portovenere. Ho fatto un week end con mia mamma dopo la morte di mio papà per abbracciarci…